È autolesionista chi danneggia intenzionalmente da solo il proprio corpo. Questo comportamento si vede molto più spesso negli adolescenti ed è frequente in chi ha disturbi di personalità borderline, disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare.

Chi soffre di autolesionismo causa lividi e ferite (tagliandosi, bruciandosi, accoltellandosi) al proprio corpo senza arrivare ad uccidersi (non c’è intenzione suicidaria), mentre si ferisce spera di ottenere sollievo e di risolvere una propria difficoltà o sentimento negativo, spera di star bene dopo essersi ferito. Chi soffre di autolesionismo prova disagio, rabbia, ansia ed è depresso. Pensa a ferirsi continuamente, fino a perdere il controllo.

Per auto-danneggiamento intenzionale si comprende anche (auto-danno) l’abuso di sostanze, la sessualità promiscua, il gioco d’azzardo; (auto-avvelenamento) l’ingestione di sostanze tossiche, l’overdose di droghe; (condotte autolesive) il tagliarsi e il bruciarsi.

Esistono tre tipi di autolesionismo (Favazza, 1993):

  • nell’autolesionismo maggiore il gesto è isolato ma grave e permanente (castrazione, enucleazione oculare), il gesto lo si compie durante stati di psicosi o intossicazioni acute.
  • nell’autolesionismo stereotipico il gesto è ripetuto spesso e ritmicamente, non ha un significato simbolico (mordersi, battere la testa). L’autolesionismo stereotipico si associa a grave ritardo mentale, autismo e sindrome di Tourette.
  • nell’autolesionismo moderato o superficiale il danno è lieve (tagli, abrasioni, bruciature). Il gesto ha un significato simbolico/relazionale, si possono utilizzare strumenti (rasoi, lamette, forbici). Esistono tre forme principali per l’autolesionismo moderato o superficiale (Favazza, Simeon, 1995).

Esistono diversi livelli nell’autolesionismo:

  • Autolesionismo moderato compulsivo: è un comportamento di tutti i giorni (tricotillomania, onicofagia), non si riescono a controllare gli impulsi.
  • Autolesionismo moderato episodico: chi ne soffre cerca di riprendere controllo su pensieri ed emozioni intollerabili attraverso i gesti autolesivi.
  • Autolesionismo moderato ripetitivo: crea una dipendenza dal comportamento autolesivo, può diventare identitario (es. “sono un cutter”).

Chi si ferisce cerca trasformare in sofferenza fisica (più reale e facile da gestire) una sofferenza emozionale (interiore, che non si sa come gestire). La sofferenza fisica distoglie l’attenzione da quella interna e diventa una strategia disadattiva di coping. Oppure chi si ferisce lo fa per punirsi, o per comunicare agli altri il proprio disagio (la ferita è la materializzazione della sofferenza).

Anche se l’autolesionismo non ha come obiettivo il suicidio, le ricerche ci dicono che chi soffre di autolesionismo ha molte più probabilità di tentare un suicidio rispetto ad altre psicopatologie.

La terapia cognitivo-comportamentale è efficace per il disturbo autolesivo, aiuta a prevenire e ridurre i sintomi autolesivi, ad affrontare lo stress e i pensieri negativi, aiuta a sviluppare una serie di abilità e competenze per gestire le relazioni e la vita quotidiana, sviluppa la mindfulness, la regolazione emotiva, la tolleranza allo stress.

Cosa fare?

Esistono molti trattamenti per la cura dell’autolesionismo tra i quali la terapia cognitivo-comportamentale è risultata essere la più efficace. Inoltre, la farmacoterapia associata alla psicoterapia è consigliata per ridurre i livelli di sofferenza e di ansia e creano le condizioni per un intervento psicoterapeutico efficace.

  1. Nell’ultimo anno, nell’arco di 5 o più giorni, ti sei inflitto intenzionalmente danni alla superficie corporea in grado di indurre sanguinamento, lividi, dolore (bruciandoti, tagliandoti, strofinandoti eccessivamente)?
  2. Sei riuscito ad ottenere sollievo da una sensazione o da uno stato negativo attraverso comportamenti autolesivi?
  3. Senti che attraverso questo comportamento potresti risolvere un problema che hai con chi ti circonda e sentirti meglio?
  4. Prima di compiere il gesto autolesivo, hai sperimentato una preoccupazione difficilmente controllabile?
  5. Anche se non metti in atto nessuna azione per provocarti un danno, hai comunque pensato di farlo?
  6. Questi comportamenti ti creano disagio o ti limitano in una o più delle seguenti aree: familiare, lavorativa, sociale…?

 

Cosa fare?

Esistono molti trattamenti per la cura dell’autolesionismo tra i quali la terapia cognitivo-comportamentale è risultata essere la più efficace. Inoltre, la farmacoterapia associata alla psicoterapia è consigliata per ridurre i livelli di sofferenza e di ansia e creano le condizioni per un intervento psicoterapeutico efficace.