Il suicidio è l’atto consapevole e volontario di infliggersi la morte, come esito di un vissuto interiore doloroso e lacerante. Lo stato di profonda disperazione si distingue per sensazioni di abbandono, malessere mentale, inappagamento dei bisogni primari, conducendo la persona verso l’idea di porre fine alla propria esistenza.

Inizialmente il suicidio è immaginato come una possibile soluzione, vista come portatrice di conforto e sollievo.

Con il tempo e con il persistere della disperazione l’idea di morte si insinua tra i pensieri, diventando apparentemente l’unica soluzione possibile per porre fine ad una insopportabile sofferenze. Il desiderio di togliersi la vita non è reale, in quanto chi soffre non vuole realmente morire: la persona desidera porre fine ad una sofferenza insopportabile. E’ il dolore a voler essere rimosso, non l’esistenza.

Condividere e parlare della propria disperazione è davvero importante, soprattutto con persone che possono aiutare come il terapeuta. Quando si sta male è difficile vedere la realtà in modo obiettivo, la sofferenza stanca e l’intervento tempestivo aiuta ad alleggerire il pesante zaino portato sulle spalle.

  1. Un primo intervento riguarda la prevenzione dei fattori di rischio quali i tabù verso i problemi connessi al suicidio, verso le figure operanti nell’ambito della salute menale come gli psichiatri e gli psicoterapeuti e verso la richiesta di aiuto di persone che hanno paura di comunicare il profondo malessere.
  2. Un secondo gradino di interveto è individuato con pazienti già in situazioni di rischio, ad esempio persone con patologie, già o non ancora diagnosticate, come la depressione, il disturbo bipolare, la schizofrenia. Il terzo tipo di intervento avviene nei confronti di coloro che già hanno tentato il suicidio.

Queste sono tre situazioni ad alto rischio all’interno delle quali le figure professionali devono essere interpellate.

Al di là delle situazioni riportante precedentemente, è bene dire che nel momento in cui i pensieri suicidari iniziano ad affacciarsi nella nostra mente, il campanello d’allarme non è da sottovalutare.

La terapia cognitivo comportamentale è efficace nell’aiutare a gestire questi pensieri e le emozioni a loro legati.