La Acceptance and Commitment Therapy (o ACT pronunciata come una singola parola, e non come sigla A-C-T) appartiene alla “terza generazione” della terapia cognitivo-comportamentale. E’ stata sviluppata da Steve Hayes e i suoi collaboratori nel 1986 e da allora è stata oggetto di numerosi studi di perfezionamento e validazione.

Si basa sulla teoria scientifica del linguaggio e della cognizione umani chiamata Relational Frame Theory, ovvero un programma di ricerche scientifiche che suggerisce come molti degli strumenti che le persone utilizzano per risolvere i problemi, conducono spesso in una trappola che crea sofferenza.

Secondo il modello ACT la sofferenza psicologica (o inflessibilità psicologica) sarebbe il risultato di tentativi di evitamento e/o soppressione della propria esperienza interna (ad esempio pensieri ed emozioni disturbanti), di immedesimazione con i propri pensieri (fusione cognitiva), della difficoltà di stare nel momento presente e dell’incapacità di agire secondo i propri valori personali.

Tale approccio terapeutico si prefigge quindi l’obiettivo di sviluppare la flessibilità psicologica che consentirebbe di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori.

Il nome stesso di questo approccio (ACT Acceptant and Commitment Therapy) potrebbe rappresentare anche l’acronimo che racchiude in sé le sue caratteristiche principali (Harris, 2011), ovvero:

  • A = Accetta i tuoi pensieri e le tue emozioni
  • C = Connettiti con i tuoi valori
  • T = Traduci i tuoi valori in azioni efficaci

Le stesse tecniche utilizzate, che caratterizzano questo modello, sono raggruppabili in tre macro-categorie:

  1. Mindfulness: ovvero imparare ad osservare la propria esperienza, ponendo l’attenzione deliberatamente sul qui ed ora senza giudizi.
  2. Accettazione: ovvero apertura (e non rassegnazione) alla propria esperienza emotiva e cognitiva e conseguente gestione della stessa, senza ricorrere all’evitamento o alla soppressione.
  3. Impegno e vita basati sui propri valori: ovvero imparare ad agire secondo i propri valori.

I nostri pensieri, giudizi, valutazioni costituiscono il nostro dialogo interno che se connotato negativamente o troppo rigido può creare sofferenza. Imparare quindi a “non fonderci” (defusione) con i nostri pensieri, riconoscendoli per quello che sono, ovvero flussi di parole transitorie, rappresenta un primo passo verso l’acquisizione della flessibilità psicologica e quindi del nostro benessere. Potremmo inoltre imparare ad accettare la nostra esperienza interna senza necessariamente essere schiavi del controllo o della spiegazione a tutti i costi e cominciare a vivere una vita più piena e significativa, all’insegna dei nostri valori.

La Acceptance and Commitment Therapy (ACT), si è dimostrata efficace per il trattamento di diversi disturbi clinici quali la depressione, l’ansia,  le dipendenze da sostanze, il dolore cronico e le malattie croniche come il diabete, o in situazioni di stress lavoro correlato.