Gli scienziati della Neural Computational Unit presso l’Okinawa Institute of Science e Technology Graduate University (OIST), in collaborazione con i loro colleghi dell’Istituto di scienza e tecnologia di Nara e con i clinici dell’Università di Hiroshima, hanno identificato per la prima volta tre sottotipi di depressione. Uno di questi sottotipi sembrerebbe non trattabile con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), i farmaci più comunemente prescritti per il trattamento della depressione. La serotonina è un neurotrasmettitore che influenza i nostri stati d’animo, le interazioni con altre persone, il sonno e la memoria. Si pensa che gli SSRI abbiano effetto aumentando i livelli di serotonina nel cervello. Tuttavia, questi farmaci non hanno lo stesso effetto su tutti, e in alcune persone, la depressione non migliora anche dopo averli assunti.

Per questo studio, gli scienziati hanno raccolto dati clinici, biologici e relativi alla storia di vita di 134 individui – a metà dei quali è stata recentemente diagnosticata una depressione mentre l’altra metà non ha avuto diagnosi di depressione – utilizzando questionari e analisi del sangue. Ai partecipanti sono state chieste informazioni relative al loro sonno, indipendentemente dal fatto che avessero problemi di stress o altre condizioni di salute mentale.  I ricercatori hanno anche scansionato il cervello dei partecipanti utilizzando la risonanza magnetica (MRI) per mappare gli schemi di attività cerebrale in diverse regioni. “La principale sfida in questo studio è stata lo sviluppo di uno strumento statistico in grado di estrarre informazioni da un set di dati così ampio”, afferma il dott. Tomoki Tokuda, uno statistico e autore principale dello studio. Per questa ragione ha progettato un metodo statistico utile a rilevare molteplici modi di raggruppamento dei dati, identificando diversi cluster (gruppi) di dati che hanno portato alla identificazione di tre sottotipi di depressione. Questi tre sottotipi distinti di depressione erano caratterizzati da due aspetti principali: modelli di connettività funzionale sincronizzati tra diverse regioni del cervello e la presenza di un trauma nell’infanzia.  Nello specifico hanno scoperto che la connettività funzionale del cervello nelle regioni che hanno coinvolto il giro angolare – una regione del cervello associata all’elaborazione del linguaggio e dei numeri, cognizione spaziale, attenzione – ha giocato un ruolo importante nel determinare se gli SSRI fossero efficaci nel trattamento della depressione.  I pazienti con maggiore connettività funzionale tra le diverse regioni del cervello che avevano anche sperimentato traumi infantili avevano un sottotipo di depressione che non rispondeva al trattamento con farmaci SSRI. D’altra parte, gli altri due sottotipi – in cui il cervello dei partecipanti non mostrava una connettività tra le sue diverse regioni o dove i partecipanti non avevano vissuto un trauma infantile – tendevano a rispondere positivamente ai trattamenti che utilizzavano farmaci SSRI.Questo studio non solo identifica per la prima volta sottotipi di depressione, ma identifica anche alcuni fattori sottostanti e sottolinea la necessità di esplorare nuove tecniche di trattamento. “Fornisce agli scienziati che studiano gli aspetti neurobiologici della depressione una direzione promettente nella quale perseguire la loro ricerca”, ha affermato il prof. Doya. Col tempo, lui e il suo gruppo di ricerca sperano che questi risultati aiuteranno gli psichiatri e i terapeuti a migliorare le diagnosi e a curare i loro pazienti in modo più efficace.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Roberta Menotti

Articolo tratto da: https://neurosciencenews.com/three-depression-types-10126/