La ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un collegamento tra funzionamento cerebrale e disturbi.

La depressione, per esempio, è associata a una differenza di attivazione della corteccia prefrontale destra e sinistra.

Studi basati sull’elettroencefalogramma hanno dimostrato il ruolo dell’area frontale sinistra nella determinazione le emozioni e i ricordi più positivi e un coinvolgimento dell’ emisfero destro per la sperimentazione di emozioni negative. Per questo motivo, quando è presente una predisposizione alla depressione, può essere presente un’asimmetria frontale con più attività alfa frontale sinistra: cosa vuol dire? Vuole dire che la parte del cervello sinistra sopra i nostri occhi è meno attiva e, quindi, non è completamente in grado di compensare l’attività della parte destra legata alle emozioni negative. Per questo le persone “depresse” potrebbero sperimentare meno emozioni positive e nello stesso tempo essere più a contatto con emozioni negative associate all’emisfero destro. Inoltre, è dimostrato che l’emisfero sinistro è associato alla motivazione e al comportamento attivo, mentre l’emisfero destro è coinvolto nei comportamenti di ritiro. Quindi, quando l’emisfero sinistro è “bloccato” con un ritmo alfa minimo, la persona può sperimentare un comportamento di ritiro maggiore. Un ricercatore di nome Davidson (1998b) dice che tale condizione non è necessaria o sufficiente per la produzione di una psicopatologia o di un disturbo, ma afferma anche che le differenze nell’asimmetria prefrontale possono essere intese come una predisposizione (diathesis) che può rendere più vulnerabile una persona allo sviluppo della depressione, senza automaticamente renderla “depressa”. Così, quando si verificano eventi di vita negativi per un periodo prolungato di tempo è più probabile che chi è vulnerabile sviluppi la depressione.

Il Neurofeedback si è dimostrato efficace per diversi disturbi, tra cui l’epilessia, ADD / ADHD, difficoltà di apprendimento e lesioni alla testa. Ad esempio, Sterman (2000) ha esaminato in modo completo la letteratura sul trattamento con Neurofeedback dell’epilessia incontrollata. Nel complesso, questa letteratura ha documentato che l’82% degli epilettici più gravi e incontrollati può ridurre la frequenza delle crisi, con una riduzione media del 70%. Un studio controllato (Kotchoubey et al., 2001) ha confermato l’efficacia maggiore del Neurofeedback in certe situazioni rispetto ai farmaci e al placebo (Chambless & Hollon, 1998; Chambless et al., 1998). Un altro studioso di nome Monastra (2002) ha evidenziato che il Neurofeedback può essere significativamente più efficace del Ritalin nel modificare per il Disturbo da deficit d’attenzione e iperattività, senza dover continuare a usare farmaci.

Il Neurofeedback può essere efficace non solo per la cura della depressione e dell’ansia, ma anche per la prevenzione delle ricadute.

Pazienti affetti da ansia e trattati con Neurofeedback aumentavano la produzione di alfa (una particolare onda cerebrale molto positiva) a occhi chiusi dal 38 al 55%, mentre le persone non trattate ne diminuivano leggermente la produzione cerebrale. Dopo 18 mesi (Watson, Herder, & Passini, 1978) i risultati erano essenzialmente identici, dimostrando che cerebralmente i miglioramenti si sono mantenuti.  Nel 2003, Egner e Gruzelier hanno condotto una ricerca presso il Royal College of Music di Londra per valutare come il training di Neurofeedback (alpha/theta) possa migliorare le prestazioni musicali in musicisti di altissimo livello quando si esibivano in condizioni stressanti. Confrontando i musicisti trattati con Neurofeedback e gli altri gruppi, addestrati con altre attività per controllare lo stress, solo il gruppo Neurofeedback ha dimostrato un miglioramento delle prestazioni musicali in condizioni di stress.

La depressione, anche se sono risultati preliminari, risponde bene al trattamento con Neurofeedback. Alcuni studi hanno documentato cambiamenti importanti in persone affette da depressione sia alla fine dei training sia dopo 1-5 anni (Baehr et al., 2001), evidenziando la scomparsa dell’asimmetria alfa frontale considerata alla base del disturbo. Diversamente altre ricerche (Allen, Iacono, Depue, & Arbisi, 1993; Gotlib, Ranganath e Rosenfeld, 1999; Henriques e Davidson, 1990; Kwon, Youn e Jung, 1996) hanno scoperto che nonostante il trattamento farmacologico possa produrre la remissione della depressione, l’asimmetria alfa frontale può rimanere esponendo i soggetti a recidive.

Il Neurofeedback è un metodo promettente per modificare i funzionamenti cerebrali associati a una varietà di disturbi mentali e medici (ad esempio, ictus, traumi cranici, effetti dell’invecchiamento), raramente produce effetti collaterali a differenza di altre terapie. Frank H. Duffy (2000), Professore e Neurologo Pediatrico presso la Harvard Medical School, ha recentemente affermato che il Neurofeedback “dovrebbe svolgere un ruolo terapeutico importante in molte aree difficili. Secondo me, se qualche farmaco avesse dimostrato un così ampio spettro di efficacia sarebbe universalmente accettato e ampiamente usato. È un campo da prendere sul serio da tutti”.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Rossini Michela

tratto da Hammond, D. C. (2005). Neurofeedback treatment of depression and anxiety. Journal of Adult Development12(2-3), 131-137.