L’argomento del conflitto, in particolare in famiglia, è molto complesso.

Il conflitto è uno scontro, un attrito tra forze opposte. La dinamica del conflitto può coinvolgere due o più persone, oppure può essere anche interiore, personale. In ogni caso il conflitto si accende quando emergono bisogni e valori diversi tra loro, in contrapposizione. E’ di fondamentale importanza ricordare che tutte le energie in natura e nella fisica implicano una forma di attrito e conflitto tra forze differenti. Per cui il primo passo per avere un buon rapporto con i conflitti e con i litigi è considerarli come parte naturale della vita e delle relazioni. Sono aspetti evolutivi del vivere, non nemici da evitare o temere.

I litigi, quindi, non hanno solo aspetti negativi, ma portano con sé anche delle risorse che vanno riconosciute e valorizzate:

VISIBILITA’: emergono valori, idee ed emozioni diverse, contrapposte, ambivalenti
RICCHEZZA: il conflitto permette uno scambio di idee un confronto
CONOSCENZA PERSONALE: permette di aumentare la conoscenza degli altri e di se stessi
SFIDA: non è semplice gestire i conflitti, serve impegno, volontà e pazienza.

I livelli del conflitto

Quando si discute, si litiga, ci si arrabbia si può reagire in modi molto diversi. Vi sono conflitti quotidiani e normali in famiglia: litigate, confronti accesi, scontri sulle regole e sulle idee; per gestirli al meglio si possono apprendere e adottare strategie sempre nuove, come l’assertività, così da evitare di discutere in modo ripetitivo sugli stessi argomenti per mesi (o anni).

E’ impossibile non dibattere e litigare, anzi, è perfino pericoloso non farlo: si rimane ad un livello superficiale nei rapporti. Spesso vengono enfatizzate le dimensioni dell’empatia e dell’armonia in modo semplicistico e artificioso, quando la realtà delle relazioni invece è sempre complessa e sfaccettata. Evitando una sana conflittualità si corre il rischio di non mettersi davvero in relazione e in discussione, inoltre si perde la possibilità di esprimere le proprie ragioni e di ascoltare quelle altrui.

Un conflitto sano e costruttivo risponde normalmente a queste caratteristiche:

  • L’argomento della discussione è concreto e circostanziato
  • Il tempo del conflitto è limitato
  • Il livello di tensione è gestibile
  • Permane il rispetto per l’altro, anche se ha idee diverse
  • Buona tolleranza delle differenze e delle frustrazioni
  • Il conflitto viene risolto e rielaborato: magari se ne riparla con calma in un secondo momento quando la tensione è più bassa.
  • Porta un’evoluzione nei modi di agire e nella gestione della situazione conflittuale: nuove strategie, nuove idee.
  • Le intenzioni di fondo sono costruttive
  • La comunicazione può essere ironica, pungente ma mai distruttiva
  • Comunicazione direttiva e ferma
  • Assertività e autorevolezza da parte dei genitori

Conflitto non è però sinonimo di violenza. Quando i conflitti si trasformano in violenza, familiare o sociale, è necessario intervenire e affrontare le situazioni in modo più incisivo, attraverso un supporto di tipo psicologico. Nei casi più seri non vanno sottovalutate le ipotesi di allontanamento dei famigliari dall’ambiente: questo per evitare gravi ripercussioni sulla salute fisica e psichica dei conviventi.

Le caratteristiche delle dinamiche violente sono:

  • Motivi di discussione futili ed eterni
  • Imprevedibilità e tensione sempre elevata e stressante
  • Insulti, esplosioni di rabbia, autocontrollo basso
  • Minacce e intimidazioni
  • Prevaricazione e manipolazione emotiva e fisica
  • Violenza verbale
  • Annullamento e demonizzazione dell’altro
  • Nessuna tolleranza alle idee altrui
  • Intenzioni distruttive
  • Violenza fisica
  • Minacce di morte

Vivere in un clima di tensione continua, di violenza e aggressività incontrollata può generare serie conseguenze sullo sviluppo psicologico e intellettivo dei parenti e dei figli. In questi casi è importante agire subito rivolgendosi ai servizi sociali, alle associazioni che si occupano di violenza sulle donne o ai centri di terapia familiare per avere un supporto psicologico e, nei casi più gravi, chiedere il sostegno alle forze dell’ordine per ottenere protezione.

Dott.ssa Nicole Anna Adami