Spesso ci troviamo a dover imparare cose nuove che poi nel corso della vita abbiamo bisogno di richiamare alla memoria, a partire da quando si andava a scuola per prepararsi ad un’interrogazione, successivamente da adulti in ambito lavorativo e non solo.

Diversi studi scientifici sulla memoria hanno dimostrato che distribuire il carico di studio aiuta ad imparare ovvero a ricordare meglio le informazioni, rispetto a chi studia tutto in un’unica sessione intensiva.

Inoltre questi studi hanno dimostrato il ruolo del sonno nell’apprendimento. Le ricerche suggeriscono infatti che se si studia del nuovo materiale e poi si dorme, si ricorda meglio ciò che si è studiato rispetto a chi studia e poi rimane sveglio per una quantità di tempo equivalente a quello dedicato allo studio.

Ma cosa avviene se si dorme tra le sessioni di studio che facciamo?

La questione è stata affrontata in un articolo del 2016 di Psychological Science da Stephanie Mazza e i suoi collaboratori, in cui sono stati testati tre gruppi di partecipanti. Il compito per tutti e tre i gruppi era di studiare un elenco di 16 parole swahili e la loro corrispettiva traduzione. A tutti i partecipanti è stata sottoposta la lista di parole con la traduzione a fianco. Successivamente dovevano trascrivere il significato accanto alle parole: ogni traduzione corretta veniva rimossa dalla lista di parole, mentre per ogni errore, veniva fornita la corretta definizione e aggiunta alla lista per la prossima sessione di studio. Il periodo di studio era concluso quando il partecipante rispondeva correttamente a tutte le 16 parole della lista.

Un gruppo di controllo ha studiato queste parole la sera e poi è tornato al laboratorio 12 ore più tardi, dopo aver dormito. Sono stati testati sulle parole la mattina successiva e sono tornati anche una settimana dopo e sei mesi più tardi.  Il  gruppo “sleep” ha studiato le parole di sera ed è tornato al laboratorio 12 ore più tardi, dopo il sonno. Hanno studiato le parole una seconda volta, ricordando le definizioni date delle parole corrette alla prima sessione e poi continuando a studiare quelle che avevano inizialmente sbagliato. Questo gruppo come quello di controllo, è poi tornato una settimana più tardi e dopo sei mesi per i retest della lista di parole.

Il gruppo “no sleep” ha studiato le parole al mattino ed è tornato al laboratorio 12 ore dopo senza dormire tra le due sessioni di studio. Hanno studiato le parole una seconda volta (proprio come il gruppo sonno) e sono stati poi testati una settimana dopo e sei mesi più tardi.

I risultati hanno dimostrato l’importanza del sonno: sia il gruppo sleep che il gruppo di controllo infatti hanno ricordato più parole quando sono stati interrogati 12 ore più tardi rispetto al gruppo no sleep. Dormire dopo una sessione di studio facilita quindi il richiamo delle informazioni studiate rispetto a non dormire.

Inoltre il gruppo “sleep” ricordava più velocemente tutte le parole nella seconda sessione di studio rispetto al gruppo no sleep. La seconda sessione di studio era quindi più efficace per i partecipanti che avevano dormito rispetto a quelli che non lo avevano fatto. Infine il gruppo sleep è stato migliore anche nei retest a una settimana e a sei mesi. Quindi: studiare una seconda volta dopo aver dormito permette di ricordare meglio la lista di parole rispetto a chi studiava due volte senza dormire o studiava una sola volta e dormiva dopo la prova.

In conclusione la ricerca dimostra che distribuire lo studio nel tempo e dormire tra una sessione e l’altra, facilita l’apprendimento.

Il sonno infatti contribuisce a consolidare i ricordi!

Articolo tratto da www.psychologytoday.com