Siamo sempre più tecnologici, più connessi e sempre più… impazienti. La tecnologia semplifica la vita, riduce le distanze, aumenta le nostre possibilità di conoscenza (in quantità, più che in qualità) ma ha alcuni effetti collaterali, ad esempio accorcia la pazienza e aumenta l’impulsività.

Le distrazioni continue, infatti, diminuiscono la memoria di lavoro. La memoria di lavoro è quel tipo di memoria che ci permette di tenere a mente obiettivi nel presente e nel breve periodo, per passare poi alla tappa successiva e raggiungere quindi un obiettivo finale. Uno studio della Yale University ha dimostrato che chi possiede una buona memoria di lavoro è meno impulsivo e più paziente. Allenare la memoria di lavoro rende il cervello più paziente e più capace di attendere.

Una memoria di lavoro sovraccarica e distratta continuamente da SMS, notifiche, tv, allarmi funziona male. Questa interferenza crea un bisogno crescente di istantaneità: viene limitata la capacità di posticipare un piacere e di attendere una ricompensa, aumenta il bisogno di ottenere “tutto e subito”. I mezzi digitali sono istantanei e comodi ma diseducano alla realtà, che è più lenta e complessa, più difficile da gestire rispetto alla tecnologia. Soprattutto nelle nuove generazioni sta aumentando l’intolleranza alla frustrazione e stanno diminuendo le capacità critiche e riflessive che necessitano di tempi più lunghi di elaborazione e decisione.

Quali sono i rischi?

L’’uso continuo di memorie digitali per ricordare appuntamenti, dati e scadenze porta ad una parziale rinuncia a ricordare, poiché si confida nelle memorie portatili e non si allena la memoria cerebrale.

Le stress quotidiano, sommato allo stress da sovraccarico di informazioni, social network e notifiche agisce sul sistema nervoso. In questo modo si eccita troppo il sistema dopaminergico, che è più attivo quando scegliamo le gratificazioni rapide, riducendo la capacità di attesa e la soglia della pazienza.

Le distrazioni tecnologiche non sono solo utili, spesso amplificano lo stress e di conseguenza i rischi per comportamenti impulsivi. Quando non si tollerano l’attesa e la frustrazione, si è meno capaci di prendere decisioni complesse in tempi limitati e di resistere alle gratificazioni immediate, per ottenere soddisfazioni maggiori in futuro. Si rischia di agire sull’onda dell’impulso immediato anche quando sarebbe più utile attendere e riflettere.

Cosa fare?

Coltivare la memoria di lavoro è un buon metodo per ritrovare un po’ di pazienza e di riflessività in più, a tutte le età:

  • ridimensionando il numero delle distrazioni,
  • dedicandosi ad attività rilassanti come la meditazione, l’ascolto della musica, la lettura
  • passando del tempo nella natura,
  • imparando e insegnando ai bambini attività concrete e manuali, che stimolino la creatività e li obblighino ad attivare corpo e mente per raggiungere obiettivi progressivi,
  • mettendo un limite e un confine a tutte le distrazioni tecnologiche e digitali.

Dr.ssa Nicole Adami

Fonti J.C. Dreher, Il cervello impaziente, Mente e Cervello n.113