La parola autostima è ormai entrata nel nostro gergo quotidiano, ma cosa significa esattamente? L’autostima è la valutazione di sé, che può essere positiva o negativa, e determina quindi quello che sentiamo nei confronti di noi stessi. Se abbiamo una buona autostima tenderemo a riconoscere il nostro valore e quindi a rispettarci e farci rispettare. Se invece non abbiamo una buona opinione di noi stessi non ci valorizzeremo e probabilmente permetteremo anche agli altri di trattarci in questo modo.

In generale, le persone provano dei sentimenti positivi nei propri confronti, infatti non solo ritengono di dare buona prova di sé nel presente, ma credono che anche il futuro sarà roseo, convinte che le qualità in loro possesso siano proprio quelle che torneranno loro utili in futuro.

Questa illusione di “invulnerabilità” può avere però un rovescio della medaglia, in quanto se ci si ritiene “al di sopra della media” talvolta si prendono decisioni avventate che possono esporre a dei rischi o addirittura accrescere le possibilità di fallimento. In questo caso si parla di distorsioni da sopravvalutazione del sé, che possiamo ravvisare anche in noti personaggi dello spettacolo, della finanza o della politica che rischiano a volte di “strafare” e incappare poi in sonore cadute.

La maggior parte delle persone che lamenta però di non avere stima di sé, o comunque una scarsa considerazione personale, rischiano invece di demotivarsi, di partire ad affrontare le situazioni con un atteggiamento negativo che non le aiuta, ma che può rivelarsi a volte un vero e proprio autogol.

Assodato quindi che per il nostro benessere occorre avere una adeguata stima di sé, che comprende i propri punti di forza ma anche i propri limiti e le proprie difficoltà, possiamo chiederci cosa possiamo fare per raggiungere questa equilibrata valutazione?

Seppure è difficile cambiare idea riguardo a sé (così come rispetto alle altre persone), l’autostima è una dimensione dinamica e diversi sono i canali su cui andare a operare dei cambiamenti.

Sicuramente la possibilità di fare diverse esperienze – alcune positive, altre negative – ci può dare una misura abbastanza accurata del nostro valore e sviluppare alcune nostre competenze ci può aiutare ad accrescere la nostra autostima, così come alcuni fallimenti ci aiutano a restare con i piedi per terra.

Anche avere un sé sfaccettato, dato dall’investire su diversi ruoli (personali, professionali, familiari, etc), ci protegge, in quanto anche nel caso in cui un ambito della nostra vita dovesse vacillare ce ne sarebbero altri a sostenere il nostro valore (che è dato dall’insieme di tutti questi ruoli e da come ci muoviamo in questi contesti).

Dobbiamo poi stare attenti alle persone con cui ci confrontiamo, senza osservare solo e sempre i più bravi o i meno bravi, altrimenti rischieremmo di trarre conclusioni sbagliate su noi stessi.

Occorre infine stare attenti agli ideali che ci poniamo… avere infatti delle sane ambizioni è funzionale alla crescita, ma porsi mete esagerate non è utile alla nostra autostima in quanto ci espone a facili fallimenti che potremmo attribuire a noi stessi e a una nostra incapacità piuttosto che all’obiettivo esagerato e questo potrebbe generare in noi tristezza, insoddisfazione, frustrazione.

Anche imporsi eccessivi doveri o standard perfezionisti potrebbe generare in noi – laddove non riuscissimo a raggiungerli – ansia, angoscia, colpa e vergogna per non aver rispettato i nostri “imperativi”.

Arrivare a dirsi “io valgo” è un requisito per una vita serena, ma richiede una fiducia e una stima di sé che a volte è già un punto di arrivo di un lungo percorso di conoscenza di sé.