I disturbi alimentari stanno acquisendo una sempre maggiore rilevanza nella nostra società, dove i modelli di bellezza e di successo proposti dalla pubblicità, dalla moda, dalla televisione e da altri importanti mezzi di comunicazione identificano nella forma fisica e nella magrezza le caratteristiche “essenziali” per essere desiderabili, belli, seducenti ed efficaci nel lavoro e nella vita privata.

L’età di insorgenza più frequente per i disturbi del comportamento alimentare è l’adolescenza, anche se sono in aumento casi nei bambini. Spesso i primi segnali sono difficili da individuare per genitori ed insegnanti, perché possono essere sfumati, poco evidenti, oppure perché anche in presenza di comportamenti che potrebbero suscitare l’attenzione della famiglia, la persona può continuare ad avere un peso nella norma, dato che spesso costituisce una rassicurazione per i familiari.

Che cosa sono e quali sono i disturbi della condotta alimentare? La caratteristica che li identifica maggiormente è la focalizzazione del soggetto sulla forma e la gradevolezza del proprio corpo, subordinata al desiderio di essere magri e in forma; tale attenzione sul corpo si accompagna ad una percezione distorta dello stesso, visto come grasso e non attraente. Spesso sono presenti comportamenti di restrizione del cibo assunto.

I due maggiori disturbi alimentari sono:

Anoressia Nervosa: caratterizzata dall’inabilità a mantenere un peso salutare, accanto ad un’eccessiva paura di aumentare di peso ed una falsa percezione delle proprie forme e peso.

Bulimia Nervosa: in questo caso sono presenti ricorrenti episodi di abbuffate, seguiti da tentativi «riparatori» per evitare l’aumento di peso (ad esempio tramite il vomito autoindotto, esercizio fisico eccessivo o uso di lassativi).

Essendo un argomento di grande interesse anche presso la televisione ed altri mezzi di comunicazione, capita spesso di sentirne parlare; nonostante l’attenzione dedicata a questo campo, spesso se ne parla in modo appropriato, cosa che ha contribuito al consolidarsi di falsi miti.

Vediamo insieme quali sono le più diffuse false credenze relative a questi disturbi:

1. I disturbi alimentari non sono una malattia.

Falso. I disturbi della condotta alimentare non sono semplicemente delle abitudini scorrette legate all’alimentazione, sono malattie che hanno una genesi ed un’evoluzione multifattoriale, e che richiedono un trattamento specifico.

2. I disturbi alimentari sono una scelta

Falso. Nessuno sceglie deliberatamente di avere un disturbo alimentare; al contrario è l’instaurarsi del disturbo che porta la persona a mettere in atto comportamenti come la restrizione dell’assunzione del cibo, o l’induzione del vomito, o episodi di abbuffate. La persona non controlla volontariamente questi fenomeni e la loro presenza richiede un intervento specializzato.

3. I disturbi alimentari colpiscono solo le donne

Falso. Negli ultimi anni si è registrato un incremento considerevole dei disturbi alimentari presso la popolazione maschile. Pur essendo più frequenti nella popolazione femminile, i disturbi alimentari sono presenti anche presso ragazzi e uomini.

4. Gli uomini colpiti dai disturbi alimentari sono omosessuali.

Falso. I disturbi alimentari possono colpire con la stessa probabilità uomini eterosessuali, bisessuali o omosessuali. Non vi è alcuna correlazione tra orientamento sessuale e probabilità di sviluppare un disturbo alimentare, così come il fatto di sviluppare un disturbo alimentare non dice nulla sull’orientamento sessuale della persona.

5. Fare la dieta è un comportamento normale per gli adolescenti

Falso. Molti adolescenti non mettono in atto diete; altri scelgono di farlo, magari seguendo le orme di qualche amica/o. L’attenzione eccessiva per il peso e il mettere in atto diete senza prescrizione specialistica, può essere un campanello d’allarme al quale prestare attenzione.

6. L’anoressia è una dieta “finita male”.

Falso. Talvolta l’anoressia può insorgere in una persona che prima era sovrappeso, ha deciso di intraprendere una dieta e ha sviluppato una focalizzazione eccessiva sulla necessità di essere magra, restringendo ulteriormente la dieta stessa. Nel contempo esistono persone con anoressia che iniziano a mettere in atto i comportamenti di restrizione del cibo, auto-induzione del vomito o esasperazione dell’esercizio fisico, senza aver effettuato diete prima dell’insorgenza del disturbo.

7. Si può riconoscere una persona con disturbo alimentare semplicemente dal suo aspetto esteriore.

Falso. Una persona con un disturbo alimentare può avere un aspetto paragonabile a quello della maggior parte delle persone. Non è necessariamente magrissima o emaciata; dipende dal tipo di disturbo (bulimia o anoressia, dalla gravità dello stesso o dalla fase in cui si trova; ad esempio una persona con anoressia in remissione può essere tornata ad un peso normale, ma avere ancora pensieri incentrati sulla necessità di restringere il cibo ed essere magri, così come una percezione del proprio corpo come più grasso).

8. I disturbi alimentari sono un tentativo di attirare l’attenzione

Falso. I disturbi alimentari sono disturbi che si presentano indipendentemente dalla volontà del soggetto. Talvolta nascono in un ambiente familiare che presenta notevoli problematiche a livello relazionale e comunicativo.

9. Non si può avere più di un disturbo alimentare

Falso. Nella stessa persona possono essere compresenti più disturbi alimentari, oppure la stessa persona può presentare disturbi alimentari diversi in diversi periodi della vita.

10. Ritornare ad un peso normale significa essere guariti

Falso. Ritornare ad un peso normale è sicuramente un aspetto positivo e un risultato importante, ma per la risoluzione del disturbo non è sufficiente tornare ad un peso normale, in quanto è necessario risolvere anche le componenti legate ai comportamenti di restrizione del cibo, alle abbuffate, all’esercizio fisico eccessivo, così come la focalizzazione eccessiva sul peso e sull’immagine.

Conoscere le false credenze legate ai disturbi alimentari è un primo passo fondamentale per imparare a riconoscerli e valutare la possibilità di rivolgersi ad uno specialista.