C’è un crescente numero di ricerche che dimostrano che per alcuni pazienti con dolore cronico gli approcci basati sulla mindfulness possono essere uno strumento efficace tra quelli proposti per la gestione del dolore. Tale tecnica non sostituisce una corretta valutazione e trattamento proposto da un medico specializzato, ma può fornire un ulteriore supporto, se integrata a un programma completo di gestione del dolore. L’approccio descritto di seguito e fornito da Cayoun e colleghi propone un’attività di esposizione enterocettiva basata sulla  consapevolezza (MIET). L’esercizio basato sulla tecnica di desensibilizzazione utilizzata negli approcci di terapia cognitivo-comportamentale, è arricchito anche da un aspetto di esplorazione della sensazione interna percepita, derivata dal buddhismo theravada, ovvero da un’esplorazione del dolore attraverso le dimensioni di massa, moto, temperatura e coesione, finalizzate a distanziare il sé dall’esperienza del dolore. Nel loro studio hanno lavorato con 15 soggetti di età compresa tra  i 26 e i 73 anni, con diagnosi di dolore cronico. Erano stati esclusi soggetti che facevano uso di alcol o droghe come auto-medicamento del dolore, o abusassero dei farmaci prescritti e che avevano praticato la meditazione di consapevolezza in passato.

Le diagnosi includevano: dolore cronico, fibromialgia, artrite, dolore post-chirurgico, dolore post-lesioni o infortuni, danni spinali, colpi di frusta e emicranica. A tutti i partecipanti è stato insegnato il protocollo MIET: “…sono stati istruiti a chiudere gli occhi e concentrarsi sulla più intensa sensazione di dolore sentita in quel momento e a monitorare le potenziali trasformazioni che potevano avvenire secondo le quattro dimensioni/caratteristiche sopra citate (massa, temperatura, moto e coesione), al fine di impedire l’identificazione con la propria esperienza enterocettiva e prevenire la risposta appresa di avversione al dolore”. I partecipanti si sono allenati per due settimane, annotando eventuali cambiamenti del proprio dolore, dell’umore e della propria ansia.

I ricercatori hanno valutato i partecipanti dopo due settimane e dopo due mesi e hanno scoperto che la maggioranza aveva continuato ad usare il protocollo MIET durante il periodo di follow-up, spesso in risposta a dolori episodici.

In particolare, hanno rilevato che i partecipanti riportavano una significativa diminuzione della gravità del dolore, un decremento dell’ansia, dello stress e della depressione nel corso dello studio e durante il follow-up.

Nonostante siano opportuni altri studi per confermare questi risultati, la praticità della tecnica e le considerazioni preliminari ci permettono di poter considerare questo approccio, un apporto significativo al programma di gestione del dolore.

D seguito, riportiamo le istruzioni per il compito di esposizione enterocettiva basata sulla mindfulness da praticare nella vita quotidiana ogni volta che le sensazioni di dolore sono predominanti:

  1. Individuate la parte nel corpo in cui la sensazione è più intensa
  2. Focalizzate tutta la vostra attenzione in quest’area
  3. Esplorate con curiosità questa sensazione (attraverso le 4 dimensioni sopracitate):
  • Massa (è leggera, pesante, neutrale?)
  • Temperatura (è fredda, calda, neutra?)
  • Movimento (si muove? è lenta o veloce? è immobile?)
  • Coesione (è densa, solida? è allentata o diffusa?)
  1. Mentre controllate queste caratteristiche di base, cercate di non identificarvi con la sensazione, ma di percepirla come un evento fisico impermanente, sapendo che le sensazioni cambiano sempre. 5. Per quanto possibile, imparate ad accettare la sensazione. Cercate di prevenire qualsiasi reazione emotiva pur rimanendo consapevoli.

Dott.ssa Roberta Menotti

Articolo tratto da www.psychologytoday.com