Lo Stress & il Burn-Out

CHE COSA SONO?

Lo Stress è la reazione avversa alle eccessive pressioni da parte dell’ambiente. Esiste una netta differenza tra il concetto di pressione, che può anche essere uno stimolo motivante, e di stress, che è la risposta individuale alla pressione eccessiva.

Ogni persona è in relazione con l’ambiente e deve adattarsi continuamente a innumerevoli richieste esterne e cambiamenti. Lo stress è vitale, in quanto è la risposta, del tutto personale, alle sollecitazioni provenienti dalle diverse situazioni della vita. Ogni situazione stressante che colpisce una persona può provocare due reazioni, una positiva (Eustress), più facile da gestire, ed una negativa (Distress): in questo caso la persona avverte la necessità di impiegare doti superiori a quelle che ritiene di possedere, causando squilibri endocrini ed esaurimento delle energie.

La risposta allo stress dipende molto dalle capacità individuali di trovare dentro di sé le risorse necessarie a gestire le situazioni di emergenza. E’ importante ricordare che esiste, dunque, un’elevata predisposizione individuale sia nell’elaborazione cognitiva ed emotiva delle situazioni, che nella conseguente modalità di risposta.

La risposta allo stress, in particolare, si articola in tre fasi:

  1. Fase di allarme: nella quale l’organismo reagisce agli stressors e alle situazioni di emergenza (cambiamenti, lutti, traumi, aumento di responsabilità). Vi è una attivazione del Sistema Nervoso Simpatico ed a una ipersecrezione nel sangue adrenalina e/o noradrenalina.
  2. Fase di resistenza: caratterizzata dallo sforzo di resistere nella situazione che tende a non risolversi positivamente, creando uno squilibrio delle difese allertate precedentemente.
  3. Esaurimento funzionale: con il perdurare o l’intensificarsi degli agenti stressanti vengono meno le difese dell’individuo, e si verifica la tendenza a sviluppare uno stato disfunzionale sia fisico che mentale.

Se una dose quotidiana di stress è inevitabile e normale, una richiesta dell’ambiente troppo intensa, reiterata o prolungata nel tempo, può invece determinare una “cronicizzazione” della risposta biologica dell’organismo allo stress.

Ciò che va evitato, dunque, è proprio lo stress intensivo e cronico, le situazioni di tensione che persistono non permettendo un cambiamento positivo per la persona. In caso di stress cronico possono manifestarsi patologie fisiche e psicologiche (disturbi d'ansia, depressione) come conseguenza di una riduzione delle difese dell’organismo, dell’iper-secrezione di ormoni dal surrene (cortisolo) e per alterazione dei processi infiammatori del corpo.

Lo stress può inoltre provocare l’aggravamento di eventuali condizioni patologiche già in atto nella persona, complicando il quadro clinico e la salute psicologica. Lo stress, quindi, va visto sia come una delle cause dell’insorgere di una patologia, che come uno dei fattori di aggravamento di problemi preesistenti.

 


 

LO STRESS SUL LAVORO

Il lavoro, oltre ad essere una necessità economica e sociale, è anche un aspetto che condiziona fortemente la vita di una persona. Lo Stress sul lavoro è una forma di stress specifica che nasce nell’ambiente lavorativo. L’Agenzia Europea per la salute sul lavoro indica che lo stress sul lavoro interviene quando le caratteristiche del lavoro non corrispondono con le capacità, le risorse o i bisogni dei lavoratori.

E’ stata individuata una forte correlazione tra Stress sul lavoro e problemi di salute quali: cardiopatie, mal di schiena, cefalee, disturbi intestinali ed altre patologie minori; disturbi psichici quali ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, ridotte capacità decisionali.

La situazione lavorativa, l’organizzazione aziendale, il tipo di lavoro, la scarsa retribuzione, i ritmi intensi, il sovraccarico di responsabilità sono i fattori basilari per identificare eventuali condizioni stressanti che vanno ad invalidare le prestazioni lavorative e la salute dei lavoratori.

Lo Stress sul lavoro può incrementare atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti o verso se stessi, demoralizzazione verso la vita, calo dell’impegno sul lavoro e della soddisfazione personale.

A livello psicologico i principali sintomi dello Stress sul lavoro riguardano:

- la parte emotiva: insorgono sintomi d’ansia, stanchezza mentale con fatica a recuperare, irritabilità, rabbia che non si riesce a gestire e sintomi di depressione.

- la parte cognitiva: può avvenire un calo dell'autostima e del senso di autoefficacia (sensazione di avere controllo sugli eventi), diminuzione dell'attenzione con conseguente aumento della possibilità di fare errori e causare incidenti. Può nascere la percezione di ostilità da parte del sistema sociale verso l’individuo (ideazioni paranoiche).

- il comportamento: il soggetto è meno attivo e predisposto a lavorare, è scostante, con successivo disimpegno e un calo della prestazione lavorativa e una maggiore inclinazione alla dipendenza da alcol e sigarette.

 


 

LA SINDROME DA BURN-OUT

Il Burn out, dall’inglese spegnersi-incendiarsi, indica una specifica situazione lavorativa che colpisce in particolare le persone impegnate in professioni d’aiuto sociale. Infermieri, psicologi, assistenti sociali, medici (soprattutto quelli impegnati nei settori delle patologie croniche o a decorso negativo), ma anche insegnanti, poliziotti, giudici, possono incorrere in questo esaurimento emotivo, che conduce ad una diminuzione delle capacità professionali e a un forte disagio psicofisico.

La Sindrome da Burn-out è provocata, dunque, dallo stress derivato prevalentemente dal lavoro a diretto contatto con persone portatrici di sofferenza, sia fisica che sociale.

La Sindrome da Burn-out insorge soprattutto nelle strutture mal gestite a livello organizzativo, dove vi è una cattiva distribuzione del carico di lavoro, le retribuzioni economiche sono scarse e vi è alta conflittualità interna. Le persone che tendono a sviluppare stati d’ansia, che vivono situazioni personali e familiari critiche sono maggiormente a rischio Burn-out.

Sono state individuate quattro fasi nell’insorgenza della Sindrome da Burn-Out:

  1. La prima fase: entusiasmo idealistico verso il lavoro. Il lavoratore investe molte energie nel lavoro, motivato dall’ideale di aiutare gli altri, ottenere successo, essere efficace e utile per le persone. Tali motivazioni sono spesso accompagnate da aspettative irrealistiche di “onnipotenza”, dal desiderio di offrire soluzioni efficaci e immediate, di ottenere un successo generalizzato e rapido, apprezzamento e miglioramento del proprio status economico e sociale. Inizialmente il lavoratore è molto attivo, talvolta esaltato per il lavoro, arrivando a sacrificare la vita personale e familiare, gli interessi extra lavorativi.
  2. La seconda fase: stagnazione. L’operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni e i suoi ideali, si scontra con le difficoltà e gli inevitabili insuccessi professionali reagendo in modo passivo o negativo. Si passa così da un super-investimento iniziale a un graduale senso di delusione.
  3. La terza: frustrazione. La sindrome da Burn out inizia ad aggravarsi in questa fase. Il pensiero del professionista è dominato da una profonda sensazione di inutilità; come fattori di frustrazione aggiuntivi intervengono lo scarso apprezzamento da parte dei superiori e degli utenti, nonché la convinzione di una inadeguata formazione per il tipo di lavoro svolto. Può assumere atteggiamenti aggressivi verso se stesso o verso gli altri, avere sintomi d’ansia e mettere in atto comportamenti di fuga dal lavoro come pause prolungate, assenze per malattia…
  4. La quarta fase: disimpegno. Il graduale disimpegno emozionale e pratico porta ad uno stato di distacco apatico, fino ad arrivare alla morte della professione. La persona in Burn out sperimenta una vera e propria disaffezione al proprio lavoro, caratterizzata da delusione, insofferenza, intolleranza, cinismo, indifferenza, ma anche da sensi di colpa, sensazione di fallimento, tendenza ad ingigantire gli eventi negativi.

I sintomi più frequenti nelle situazioni di Burn-out sono:

Crollo delle energie psichiche: fatica a recarsi al lavoro la mattina, apatia, irritabilità e ansia, sensi di colpa, sensazione di fallimento.

Crollo della motivazione: perdita di sentimenti positivi verso l’utenza e la professione. Il distacco emotivo sperimentato dal lavoratore conduce alla perdita della sua capacità empatica e, in alcuni casi, al rifiuto degli utenti o dei colleghi.

Caduta dell’autostima: l’operatore non si sente realizzato sul lavoro e tende a svalutarsi sia sul piano professionale, sia su quello personale. Egli perde la fiducia nelle proprie capacità e sente di non essere all’altezza delle situazioni.

Perdita di controllo: la persona non riesce più a circoscrivere lo spazio del lavoro nella propria vita. Si sente “invasa” dal lavoro e non riesce a smettere di pensarci. Il malessere percepito pervade anche la sfera privata, condizionando le relazioni e gli interessi extralavorativi.

Il Burn out provoca o aggrava alcuni disturbi di tipo psicosomatico. Tra questi i più frequenti sembrano essere:

  • disturbi gastrointestinali (gastrite, colite, stitichezza, diarrea);
  • disfunzioni a carico del Sistema Nervoso Centrale (emicrania, cefalea, 
astenia);
  • disturbi sessuali (frigidità, impotenza, calo del desiderio);
  • malattie della pelle (acne, dermatite, eczema, afte);
  • asma e allergie;
  • disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, risvegli frequenti o 
precoci) e insonnia;
  • disturbi dell’appetito;
  • artrite, cardiopatia, diabete;
  • diminuzione delle difese immunitarie.

COSA SI PUO' FARE?

Una valorizzazione di se stessi e delle proprie potenzialità, “il senso di autoefficacia”, è l’elemento su cui concentrarsi per prevenire o gestire al meglio il Burn out.

 

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