L’ansia è estremamente utile per l’essere umano. Tuttavia, provarne troppa, per troppo tempo e a livelli spropositati rispetto al problema causa malessere e sintomi debilitanti: viene colpito il sistema nervoso centrale, influendo sull’equilibrio fisiologico e influenzando negativamente elaborazione mentale e controllo emotivo. I pensieri ansiosi sono dannosi per l’organismo e possono manifestarsi non solo attraverso il panico, ma anche con modalità come emicrania, paure, fobie, disturbi del sonno, intestino irritabile, difficoltà digestive, problemi di rabbia, esaurimento. Il cervello di una persona che soffre di ansia mostra iper-attivazione in alcune aree importanti, come l’amigdala, e facilmente è dominato da meccanismi e configurazioni che rafforzano l’agitazione e la mantengono nel tempo.

Intervenire sul funzionamento cerebrale risulta quindi fondamentale per trattare a pieno la sintomatologia. Il Neurofeedback permette di agire sulle onde cerebrali responsabili dell’attivazione cronica, modificandone l’ampiezza e l’allenando configurazioni cerebrali “buone”. È un trattamento mirato a mostrare al cervello come tornare a una condizione naturale e non ansiosa attraverso lo sviluppo di apprendimenti positivi.

Il primo passo è avere una mappatura del cervello, chiamata QEEG. Il QEEG è un esame non invasivo e indolore che permette di registrare l’attività elettrica cerebrale e analizzare statisticamente i dati per valutare la distribuzione delle onde cerebrali. In questo modo il professionista può conoscere sia le informazioni diagnostiche sia progettare un protocollo.

In questo modo, grazie ai risultati, possono essere determinate quali onde cerebrali allenare per ridurre la sintomatologia percepita dalla persona. Grazie ad alcuni sensori posti sul cuoio capelluto, il computer misura l’attività cerebrale in tempo reale e chiede al soggetto di svolgere alcuni esercizi di fronte a uno schermo. I feedback visivi o uditivi sono emessi nel momento in cui vengono prodotte le onde cerebrali richieste; i compiti possono essere dei videogiochi o la produzione di suoni piacevoli.

Il funzionamento cerebrale è in questo modo allenato costantemente e con livelli di difficoltà sempre maggiori favorendo meccanismi di autoregolazione.
Molte persone richiedono due sessioni a settimana, mentre altre notano una riduzione dei sintomi dopo la prima sessione. E’ importante dire che il numero di sessioni di Neurofeedback varia in base alla persona e al problema specifico, sicuramente la maggior parte sperimenta una graduale riduzione nel tempo. 

Il Neurofeedback calma il sistema nervoso centrale in modo che la persona con ansia possa imparare a gestire lo stress in modo sano. Esiste un ampio corpus di ricerche che dimostrano l’efficacia del Neurofeedback in coloro che soffrono di ansia. Da svariati anni questo trattamento si è dimostrato efficace con invasività minima ed effetti collaterali quasi assenti.