Costi, durata e modalità della terapia
Quanto costa una seduta di psicoterapia?
Il costo di una seduta di psicoterapia individuale presso il CentroMoses è di 75 euro, mentre le sedute di psicoterapia di coppia, della durata di 90 minuti, hanno un costo di 125 euro. Abbiamo scelto di mantenere queste tariffe contenute, nonostante l’elevato livello di competenza delle persone qualificate che operano in ambito psicologico e psicoterapeutico, perché riteniamo che l’aiuto professionale debba essere accessibile a chi ne ha bisogno.
Il primo incontro è a pagamento? Perché?
Sì, il primo incontro è a pagamento perché è una delle sedute più importanti: è il momento in cui si inizia a costruire il percorso terapeutico, si approfondisce la domanda di aiuto e si pongono le basi del lavoro successivo. Abbiamo scelto di non offrire il “primo incontro gratuito” perché crediamo che la psicoterapia abbia un valore reale e che il tempo e la professionalità della persona che svolge la terapia debbano essere riconosciuti fin da subito. Noi preferiamo che il valore del percorso sia chiaro e trasparente fin dal primo momento.
Quanto dura una seduta?
Una seduta di psicoterapia individuale dura circa 50 minuti. I professionisti e le professioniste che svolgono la terapia organizzano gli appuntamenti su base oraria, in modo da potersi dedicare completamente a ciascuna persona interessata e avere qualche minuto di pausa tra un incontro e l’altro. Questo tempo permette loro di mantenere alta la qualità dell’ascolto e dell’intervento terapeutico.
Quanto dura un percorso di psicoterapia?
La durata di un percorso di psicoterapia non è definibile a priori, poiché dipende da diversi fattori, tra cui le difficoltà da affrontare, gli obiettivi della persona interessata e il tipo di intervento più adatto. Chi conduce la terapia verifica insieme a chi la intraprende se si stanno facendo progressi e se il percorso sta portando benefici concreti. Il nostro obiettivo non è certo quello di portare avanti terapie infinite e inutili, ma di lavorare in modo efficace per favorire un cambiamento reale e duraturo. Una persona soddisfatta che sente di aver tratto beneficio dalla terapia, è per noi la migliore pubblicità.
Ogni quanto si va dallo psicologo/a ? Qual è la frequenza degli incontri?
In genere, all’inizio del percorso è preferibile una frequenza settimanale, perché permette di lavorare con continuità e ottenere risultati più efficaci. Tuttavia, la cadenza degli incontri viene sempre concordata con la persona interessata in base alle sue esigenze, alla natura delle difficoltà da affrontare e alle sue disponibilità. Con il tempo gli incontri possono diventare meno frequenti, fino ad arrivare a una conclusione condivisa.
Le spese per le sedute sono detraibili come le spese mediche?
Sì, le spese per le sedute sono detraibili come spese sanitarie nella dichiarazione dei redditi. Per poter beneficiare della detrazione, è fondamentale che il pagamento avvenga con mezzi tracciabili (bonifico, carta di credito, bancomat, ecc.), in conformità con le normative fiscali vigenti.
È vero che le sedute durano solo 30-40 minuti? Non è troppo poco?
No, non è vero. Come indicato nella risposta precedente, una seduta di psicoterapia dura circa 50 minuti. Questo tempo è studiato per permettere un lavoro efficace senza risultare troppo breve né eccessivamente lungo, garantendo così la massima concentrazione a entrambe le parti coinvolte nel percorso terapeutico.
Posso fare un po’ di incontri online e un po’ in presenza?
Sì, è possibile alternare incontri online e in presenza, in base alle esigenze e disponibilità reciproche di chi partecipa alla terapia. L’importante è garantire una continuità nel percorso e mantenere un contesto adeguato anche per le sedute a distanza, scegliendo un luogo tranquillo e riservato.
Come funziona la psicoterapia online?
La psicoterapia online funziona attraverso una connessione video sulla piattaforma prescelta (ad esempio, Zoom, Teams, Google Meet, o altre piattaforme sicure). Prima di ogni incontro, il terapeuta o la terapeuta invierà un link per il collegamento. Durante la seduta, la dinamica è simile a quella in presenza, con la differenza che tutto avviene a distanza. È importante che ci si trovi in un ambiente tranquillo e senza distrazioni, per favorire una buona concentrazione e un lavoro terapeutico efficace. Alcune persone riferiscono anche l’importanza di potersi prendere un tempo per sé, alla fine della seduta, prima di riprendere con le normali attività e il lavoro, un “tempo di riflessione” che, in presenza, di solito coincide con il tempo del rientro a casa.
Quali temi o problemi si possono trattare online?
La psicoterapia online può trattare tutti i temi o i problemi psicologici, come ansia, depressione, stress, difficoltà relazionali, disturbi ossessivo-compulsivi, e molto altro. Tuttavia, in rari casi e per traumi di elevata intensità o situazioni che richiedono un supporto più diretto e immediato, potrebbe essere preferibile trattare in presenza per garantire un intervento più adeguato e sicuro. La scelta tra online e in presenza dipende dalle specifiche necessità della persona interessata.
Figure professionali e ruoli
Che differenza c’è tra psicologo/a, psicoterapeuta e psichiatra?
- Psicologo/a: È una figura professionale laureata in Psicologia che si occupa di ascolto, consulenza e valutazione psicologica. Non è abilitato/a a prescrivere farmaci. Le persone che lavorano come psicologhe presso il CentroMoses sono abilitate all’utilizzo di strumenti psicoterapeutici sotto la supervisione di una persona con esperienza ventennale come psicoterapeuta, garantendo un trattamento di alta qualità e sempre sotto una guida esperta.
- Psicoterapeuta: È uno/a psicologo/a o un/a medico/a che ha completato con successo una specializzazione quadriennale post-laurea in psicoterapia. Il suo lavoro si concentra sull’intervento terapeutico, utilizzando tecniche specifiche per trattare vari disturbi emotivi e psicologici. Chi offre supporto psicoterapeutico è in grado di condurre trattamenti psicologici più approfonditi, lavorando a stretto contatto con la persona interessata per favorire un cambiamento significativo.
- Psichiatra: È un/a medico/a specializzato/a in psichiatria, che si occupa principalmente di diagnosi e trattamento farmacologico dei disturbi psicologici. Lo/la psichiatra può prescrivere farmaci e, in alcuni casi, combinare il trattamento farmacologico con la psicoterapia per tutti gli interventi che lo richiedono, specialmente per disturbi psicotici, bipolari o altre problematiche che necessitano di un supporto farmacologico.
Lo/la psicologo/a è un/a medico/a?
No. È una figura professionale laureata in Psicologia che si occupa di ascolto, consulenza e valutazione psicologica. Non è abilitato/a a prescrivere farmaci. Le figure professionali che lavorano come psicologi presso il CentroMoses sono abilitate all’utilizzo di strumenti psicoterapeutici sotto la supervisione di una persona con esperienza ventennale come psicoterapeuta, garantendo un trattamento di alta qualità e sempre sotto una guida esperta.
Lo/la psicoterapeuta può prescrivere farmaci?
Dipende. Le persone che svolgono la psicoterapia con formazione medica (ad esempio, i/le medici/che che hanno completato una specializzazione in psichiatria) sono abilitate a prescrivere farmaci, in quanto hanno la competenza medica per farlo. Tuttavia, chi svolge la psicoterapia con formazione psicologica (ovvero psicologi/ghe che hanno completato una specializzazione in psicoterapia) non possiede l’abilitazione per la prescrizione di farmaci. In questi casi, se il trattamento farmacologico è necessario, la persona che svolge la psicoterapia può collaborare con uno/a psichiatra per valutare la necessità di una prescrizione. Al CentroMoses abbiamo attive diverse collaborazioni di Psichiatri con i/le quali si lavora in equipe.
Psicofarmaci o psicoterapia: come scegliere il percorso giusto?
Le linee guida internazionali suggeriscono che, in molti casi, l’associazione tra psicofarmaci e psicoterapia sia più efficace rispetto al trattamento singolo. Tuttavia, la scelta del percorso giusto dipende dal tipo di disturbo e dalle necessità individuali. La psicoterapia è particolarmente indicata per disturbi come ansia, depressione lieve, disturbi ossessivo-compulsivi e difficoltà relazionali, dove l’approfondimento psicologico e il lavoro sulle emozioni e i pensieri sono cruciali. Gli psicofarmaci possono essere utili in situazioni di disturbi medio/gravi o in casi di crisi acute, come nei disturbi psicotici o nei disturbi bipolari, dove il supporto farmacologico è fondamentale per stabilizzare la persona interessata e permettere un successivo intervento psicoterapico. In molti casi, un approccio integrato che combina psicoterapia e psicofarmaci offre risultati migliori, poiché affronta sia gli aspetti psicologici che quelli biologici dei disturbi. La scelta finale dovrebbe essere fatta insieme a chi svolge la terapia o allo/alla psichiatra, che valuterà la situazione specifica della persona interessata.
È possibile che mi venga proposto di assumere farmaci durante il percorso?
Sì, è possibile. Se durante il percorso terapeutico lo/la psicologo/a o lo/la psicoterapeuta ritengono che il trattamento psicologico da solo non sia sufficiente o che ci siano segnali che giustifichino l’intervento farmacologico, questa opzione potrebbe essere presa in considerazione. Tuttavia, la decisione di assumere farmaci deve essere discussa e concordata insieme allo/alla psicologo/a e allo/alla psichiatra, che valuteranno attentamente la situazione e le necessità della persona interessata, suggerendo un trattamento integrato, se necessario.
Devo avere una diagnosi per iniziare una psicoterapia?
No, non è necessario avere una diagnosi formale per iniziare un percorso di psicoterapia. Molte persone si rivolgono a terapisti e terapiste anche senza una diagnosi precisa, ma per affrontare difficoltà emotive, , stress, ansia, difficoltà relazionali o altre problematiche che influenzano il loro benessere. Durante il percorso, la persona che svolge la psicoterapia potrà aiutare a esplorare meglio le difficoltà, arrivando eventualmente a una comprensione più chiara del problema, ma questo non è un requisito per iniziare la terapia.
Serve l’invio del medico di base per iniziare?
No, non è necessario l’invio del medico di base per iniziare un percorso di psicoterapia. Puoi rivolgerti direttamente a coloro che svolgono la psicoterapia senza la necessità di una prescrizione o raccomandazione da parte del medico. Tuttavia, se ci sono condizioni di salute specifiche che richiedono un trattamento medico o farmacologico, il medico di base può essere un utile punto di riferimento.
Come funziona la psicoterapia
Come si svolge un colloquio psicologico/ di psicoterapia?
Una seduta di psicoterapia si svolge in un ambiente riservato e accogliente, dove chi partecipa può parlare liberamente delle proprie preoccupazioni. In genere, il primo incontro è dedicato a raccogliere informazioni sulla storia personale, sulle difficoltà attuali e sugli obiettivi del percorso terapeutico. La persona che svolge la terapia ascolta attivamente, fa domande per comprendere meglio la situazione e inizia a costruire un piano di lavoro personalizzato. Le sedute successive variano a seconda dell’approccio utilizzato. Nel nostro centro, utilizziamo prevalentemente la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che prevede:
- Esplorazione dei pensieri e delle emozioni legate alle difficoltà riportate.
- Uso di tecniche pratiche per gestire ansia, stress, rimuginio o altri problemi.
- Compiti ed esercizi tra una seduta e l’altra, per applicare nella vita quotidiana quanto appreso in terapia.
Il percorso è un processo collaborativo, in cui si lavora insieme per comprendere e modificare schemi di pensiero, emozioni e comportamenti che creano disagio.
Devo raccontare tutto di me allo/alla psicologo/a?
Durante il percorso terapeutico, sei libero/a di condividere solo ciò che ti senti pronto/a a raccontare. La persona che svolge la terapia ti guiderà con domande e riflessioni, ma il processo avviene rispettando i tuoi tempi e il tuo livello di comfort. In molti casi, le informazioni più importanti emergono gradualmente man mano che si costruisce un rapporto di fiducia. Non è necessario raccontare subito tutto, né è obbligatorio condividere dettagli che non ritieni rilevanti. La terapia è un percorso che si adatta alle tue esigenze e ti aiuta a esplorare ciò che ritieni più utile per il tuo benessere.
Quali domande mi farà durante la terapia?
Le domande variano in base al tipo di difficoltà che porti e agli obiettivi del percorso, ma in generale, partiremo dal presente per esplorare il tuo funzionamento attraverso la tua storia di vita e di apprendimento. Alcune domande tipiche potrebbero riguardare:
- Le difficoltà attuali: Cosa ti ha spinto/a a iniziare la terapia? Quali sono i problemi principali che vorresti affrontare?
- Le emozioni e i pensieri: Come ti senti di solito? Ci sono pensieri ricorrenti che ti creano disagio?
- I tuoi schemi comportamentali: Come reagisci alle difficoltà? Hai strategie che usi per affrontare lo stress?
- La tua storia personale: Ci sono eventi passati che ritieni importanti? Come hanno influenzato il tuo modo di pensare e reagire?
- Le tue relazioni: Che rapporto hai con le persone importanti della tua vita? Come vivi le relazioni interpersonali?
- Gli obiettivi terapeutici: Cosa vorresti ottenere dalla terapia? Quali cambiamenti ti aspetti?
Non ci sono risposte giuste o sbagliate, e le domande saranno adattate al tuo percorso, rispettando i tuoi tempi e il tuo livello di apertura.
Come faccio a sapere quale terapeuta è quello/a giusto/a per me?
Lo/la senti dalla sintonia che si crea nel tempo. È normale avere dubbi all’inizio, ma una buona terapia dovrebbe farti sentire ascoltato/a, compreso/a e a tuo agio nel condividere le tue difficoltà. Alcuni segnali che indicano che hai trovato la persona che svolge la terapia giusta per te:
- Ti senti accolto/a e rispettato/a, senza giudizio.
- Hai la sensazione che la persona che svolge la terapia comprenda i tuoi problemi e ti aiuti a vedere nuove prospettive.
- Ti senti libero/a di esprimere pensieri ed emozioni, anche quelle più difficili.
- Ti vengono offerti strumenti concreti per affrontare le difficoltà, senza darti soluzioni preconfezionate.
- Dopo qualche seduta, inizi a vedere piccoli cambiamenti nel tuo modo di pensare o affrontare le situazioni.
Se dopo alcune sedute non ti senti a tuo agio o hai l’impressione che il percorso non stia funzionando, è utile parlarne direttamente con la persona che svolge la terapia. A volte, basta chiarire alcune aspettative o difficoltà per ritrovare la giusta direzione. In ogni caso, è importante scegliere una figura professionale con cui ti senti in sintonia, perché la relazione terapeutica è uno degli elementi chiave del successo.
È possibile cambiare terapeuta se non mi trovo bene?
La terapia è un’esperienza personale e, affinché funzioni, è fondamentale sentirsi a proprio agio con chi la conduce. Se avverti che qualcosa non sta funzionando, può essere utile prima di tutto chiarire cosa ti crea difficoltà:
- Non ti senti compreso/a o accolto/a?
- Il metodo della persona che svolge la terapia non ti sembra adatto a te?
- Ti senti a disagio nell’aprirti?
- Non stai vedendo miglioramenti dopo un tempo ragionevole?
Prima di decidere di cambiare, può essere utile parlarne apertamente perché a volte, alcune difficoltà possono essere affrontate e risolte nel dialogo terapeutico. Se, dopo questa riflessione, senti ancora che il percorso non è adatto a te, è assolutamente legittimo cercare un’altra figura professionale. L’obiettivo è trovare qualcuno/a con cui ti senti in sintonia e che possa aiutarti nel modo più efficace per le tue esigenze.
Quanto tempo ci vuole per vedere i primi risultati?
Il cambiamento richiede impegno e tempo, quindi la risposta dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di difficoltà che stai affrontando, il tuo coinvolgimento nella terapia e il metodo utilizzato. In genere, alcuni cambiamenti iniziano a manifestarsi nelle prime settimane o mesi di trattamento, specialmente se si lavora su aspetti concreti come la gestione dell’ansia o delle emozioni. Tuttavia, per difficoltà più radicate o per un lavoro più profondo su sé stessi, il processo può richiedere più tempo. Ciò che conta non è la velocità, ma la direzione: se nel tempo noti maggiore consapevolezza, nuovi modi di affrontare le difficoltà o piccoli miglioramenti nel tuo benessere, significa che il percorso sta portando benefici.
Quando è il momento per concludere la psicoterapia?
La psicoterapia si conclude quando sono stati raggiunti gli obiettivi concordati con la persona che svolge la terapia. Questo significa che:
- Hai sviluppato strumenti efficaci per gestire le difficoltà che ti hanno portato/a in terapia.
- Ti senti più autonomo/a nel fronteggiare le sfide emotive e relazionali.
- Hai consolidato un cambiamento stabile e duraturo nel tuo benessere.
La chiusura del percorso non è mai improvvisa, ma avviene gradualmente, con un confronto tra chi partecipa e la persona che conduce la terapia. In alcuni casi, si può decidere di diradare gli incontri prima della conclusione definitiva, per verificare la stabilità dei progressi fatti. Non si tratta di creare dipendenza da chi conduce la terapia, ma di aiutarti a stare bene con le tue risorse. Tuttavia, se in futuro sentissi il bisogno di un supporto, potrai sempre riprendere il percorso.
Che differenza c’è tra le diverse modalità e tipi di psicoterapia?
La psicoterapia è un percorso di cambiamento e crescita personale che può essere affrontato attraverso diversi approcci, ognuno con caratteristiche specifiche. La scelta del tipo di terapia dipende dalle esigenze della persona interessata, dalla natura del problema e dagli obiettivi da raggiungere. Tra le varie modalità, una delle più efficaci e validate scientificamente è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). La CBT è un approccio basato su solide evidenze scientifiche, che lavora sulla relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti. L’obiettivo è aiutare la persona a riconoscere e modificare schemi di pensiero disfunzionali e comportamenti problematici, sviluppando strategie più adattive per affrontare le difficoltà della vita.
- Strutturata e orientata agli obiettivi → Il percorso prevede fasi ben definite, con obiettivi chiari concordati con la persona interessata.
- Focalizzata sul presente → Anche se può esplorare il passato, il focus principale è sulle difficoltà attuali e sulle strategie per affrontarle in modo efficace.
- Basata su tecniche pratiche → Utilizza esercizi ed esperienze guidate per favorire il cambiamento, come l’esposizione per gestire le fobie o la ristrutturazione cognitiva per ridurre pensieri negativi.
- Efficace per molti disturbi → È indicata per ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, attacchi di panico, disturbi alimentari e molte altre problematiche.
Noi del CentroMoses abbiamo scelto la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale perché è un metodo basato su evidenze scientifiche, efficace e orientato ai risultati. Crediamo che la terapia non debba essere solo uno spazio di ascolto, ma anche un processo attivo in cui la persona acquisisce strumenti concreti per migliorare la propria qualità di vita. Il nostro obiettivo è accompagnare le persone interessate in un percorso di crescita e cambiamento, aiutandole a sviluppare nuove abilità per gestire le proprie difficoltà in modo più sereno ed efficace.
Qual è lo scopo della psicoterapia?
Lo scopo della psicoterapia è aiutare le persone a comprendere e gestire le proprie difficoltà emotive, cognitive e comportamentali, migliorando il loro benessere psicologico e la qualità della vita. A volte, ci troviamo a fare i conti con pensieri e comportamenti che ci limitano o ci fanno soffrire, ma grazie alla psicoterapia possiamo lavorare per modificare questi schemi disfunzionali, imparando a vederli da una prospettiva diversa e più utile. Uno degli obiettivi principali della psicoterapia è imparare a gestire le emozioni in modo più efficace. Ansia, tristezza, rabbia e paura sono emozioni normali, ma a volte possono diventare difficili da controllare, influenzando il nostro benessere. La psicoterapia offre degli strumenti per regolare queste emozioni e per affrontarle in modo sano, senza che esse prendano il sopravvento. Un altro aspetto importante del percorso terapeutico è migliorare le relazioni interpersonali. La comunicazione e la gestione dei conflitti sono elementi chiave per costruire relazioni soddisfacenti e rispettose. In psicoterapia, impariamo a comunicare meglio, a esprimere i nostri bisogni in modo chiaro e a trovare soluzioni per affrontare i conflitti in modo costruttivo. La psicoterapia è anche un’opportunità per aumentare la consapevolezza di sé e per favorire la crescita personale. Impariamo a conoscere meglio noi stessi, a riconoscere le nostre risorse interne e a sviluppare maggiore fiducia nelle nostre capacità. Questo processo ci permette di affrontare la vita con maggiore sicurezza e serenità. Infine, uno degli scopi fondamentali della psicoterapia è restituire alle persone il senso di controllo sulla propria vita. Spesso ci sentiamo impotenti o bloccati davanti alle difficoltà, ma la psicoterapia ci fornisce gli strumenti per prendere decisioni più consapevoli e affrontare le sfide quotidiane con maggiore resilienza. Al CentroMoses, lavoriamo per aiutare ogni persona a raggiungere questi obiettivi, offrendo un supporto terapeutico personalizzato, basato su tecniche scientificamente validate e adattato alle esigenze individuali.
Perché esistono diversi approcci terapeutici?
Esistono diversi approcci terapeutici perché ogni persona è unica e le difficoltà psicologiche che affrontiamo sono molteplici e complesse. Ogni approccio terapeutico nasce da teorie e pratiche differenti, sviluppate per rispondere a queste diversità. Alcuni metodi si concentrano maggiormente su pensieri, emozioni e comportamenti, mentre altri approfondiscono dinamiche più profonde come le esperienze passate o le relazioni interpersonali. Nel contesto della psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), che è uno degli approcci più ampiamente utilizzati e supportati da evidenze scientifiche, esistono numerosi strumenti e metodi specifici. Questi strumenti permettono di lavorare su diversi aspetti delle difficoltà psicologiche, come i pensieri distorti, i comportamenti disfunzionali, le emozioni difficili da gestire e le modalità di coping inadeguate. Ogni persona interessata è unica, e per questo è fondamentale utilizzare un’ampia gamma di tecniche, adattandole alle necessità individuali. A partire dalla CBT, al CentroMoses integriamo anche altre modalità terapeutiche che possono essere utili in base alle esigenze della persona interessata:
- ACT (Acceptance and Commitment Therapy): Un approccio che aiuta le persone ad accettare le proprie emozioni e pensieri senza giudicarli, per concentrarsi su ciò che è veramente importante per loro e agire in linea con i propri valori.
- MCT (MetaCognitive Therapy): La terapia metacognitiva di Wells è un approccio che si concentra sulla regolazione dei processi metacognitivi, cioè i pensieri sui pensieri, per ridurre il rimuginio e l’ansia. Si aiuta la persona interessata a prendere consapevolezza di come i pensieri influenzano le emozioni e a cambiare il modo in cui si relaziona ad essi.
- Schema Therapy: Un approccio integrato che lavora su schemi di pensiero disfunzionali radicati, spesso derivanti da esperienze infantili, e aiuta la persona interessata a cambiare modalità di pensiero e comportamento che mantengono il disagio psicologico.
- Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT): Una fusione tra la mindfulness e la psicoterapia cognitivo-comportamentale, utile per trattare depressione, ansia e stress, insegnando a diventare più consapevoli dei propri pensieri ed emozioni senza esserne sopraffatti.
- DBT (Dialectical Behavior Therapy): Un approccio che combina elementi della CBT con principi di accettazione, focalizzandosi sulla regolazione emotiva e sulle abilità sociali. È particolarmente utile per i disturbi della personalità, come il disturbo borderline, e per migliorare la gestione delle emozioni intense.
- Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI): Un approccio che integra la metacognizione con l’attenzione alle dinamiche interpersonali. Aiuta a esplorare come i modelli di pensiero influenzano le relazioni interpersonali e fornisce strategie per migliorare la consapevolezza di sé e la gestione delle interazioni sociali.
- Mindfulness: Tecniche che insegnano a focalizzarsi sul presente e a gestire lo stress, le emozioni difficili e la rimuginazione, migliorando la consapevolezza e la regolazione emotiva.
- Biofeedback e Neurofeedback: Tecniche che utilizzano la tecnologia per monitorare e restituire alla persona interessata informazioni in tempo reale sui propri processi fisiologici (come il battito cardiaco o l’attività cerebrale), con l’obiettivo di migliorare il controllo delle proprie funzioni fisiologiche e promuovere il benessere psicologico.
Al CentroMoses, crediamo nell’efficacia di un approccio integrato, che sfrutti le potenzialità di tutti questi strumenti per rispondere alle necessità specifiche di ciascuna persona interessata. Utilizziamo tecniche provenienti da diversi approcci terapeutici per affrontare vari aspetti delle difficoltà psicologiche, dai pensieri e comportamenti disfunzionali, alle emozioni difficili da gestire, fino alla regolazione fisiologica e al miglioramento della consapevolezza. La diversità di approcci terapeutici riflette, quindi, la varietà delle esperienze e dei bisogni delle persone. Per questo, al CentroMoses, ci impegniamo a utilizzare tutte queste risorse per fornire un trattamento personalizzato, che favorisca il cambiamento e il benessere psicologico a lungo termine.
Che cosa è la terapia cognitivo-comportamentale?
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è un tipo di psicoterapia che si concentra sulla connessione tra pensieri, emozioni e comportamenti. L’approccio si basa sull’idea che i pensieri disfunzionali possano influenzare negativamente le emozioni e i comportamenti, contribuendo a problemi psicologici come ansia, depressione, stress e fobie. La CBT aiuta le persone interessate a identificare e modificare questi pensieri negativi o distorti, sviluppando strategie pratiche per affrontare meglio le difficoltà quotidiane. È una terapia orientata agli obiettivi, spesso a breve termine, che fornisce strumenti concreti per migliorare il benessere psicologico. La CBT è altamente supportata da ricerche scientifiche e viene utilizzata per trattare una vasta gamma di disturbi psicologici. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ha conosciuto numerose evoluzioni nel corso degli anni, integrando approcci e tecniche che ne arricchiscono l’efficacia e la versatilità. Tra le evoluzioni più significative troviamo:
- ACT (Acceptance and Commitment Therapy): Questa variante della CBT si concentra sull’accettazione dei pensieri ed emozioni dolorose, piuttosto che cercare di eliminarli. Aiuta le persone a impegnarsi in azioni coerenti con i propri valori, aumentando il benessere psicologico e la flessibilità emotiva.
- Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT): Una combinazione di CBT e mindfulness, che aiuta le persone a diventare consapevoli dei propri pensieri e sensazioni senza giudicarli. È particolarmente utile nella prevenzione delle ricadute in depressione.
- Terapia Metacognitiva (MCT): Sviluppata da Adrian Wells, si concentra sulla modifica dei processi metacognitivi, ovvero dei pensieri su come pensiamo. Aiuta a ridurre il rimuginio e le preoccupazioni, migliorando la regolazione emotiva e riducendo i disturbi legati all’ansia e alla depressione.
- Schema Therapy: Si basa sull’idea che le esperienze precoci di vita possano formare schemi disfunzionali che influenzano negativamente la vita adulta. Si propone di modificare questi schemi profondi attraverso un lavoro terapeutico lungo, utile per disturbi di personalità e problemi relazionali.
- Dialectical Behavior Therapy (DBT): Originariamente sviluppata per il trattamento del disturbo borderline di personalità, combina tecniche della CBT con elementi di mindfulness e accettazione. Si focalizza sulla regolazione emotiva e sulle abilità relazionali.
- Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI): Sviluppata da Giancarlo Dimaggio e collaboratori, integra il lavoro metacognitivo con l’aspetto interpersonale. Si concentra sulla comprensione e il miglioramento dei modelli di pensiero che influenzano le relazioni interpersonali, particolarmente utile nei disturbi di personalità.
- Neurofeedback e Biofeedback: Questi approcci sono l’evoluzione tecnologica della CBT e consentono di monitorare e modulare in tempo reale l’attività cerebrale o le risposte fisiologiche del corpo (come la respirazione e il battito cardiaco) per migliorare il controllo emotivo e ridurre lo stress.
Queste evoluzioni della CBT consentono di affrontare un’ampia gamma di problematiche psicologiche, adattandosi alle esigenze individuali e potenziando l’efficacia del trattamento grazie all’integrazione di tecniche innovative e multidisciplinari.
La terapia è sempre un “duro lavoro” o esistono soluzioni più rapide?
La psicoterapia, in generale, richiede impegno e tempo per portare a cambiamenti duraturi, ma la durata e l’intensità del percorso dipendono dalla natura del problema e dall’approccio terapeutico adottato. Mentre alcune persone possono vedere miglioramenti significativi in tempi relativamente brevi, per altre potrebbe essere necessario un lavoro più lungo, soprattutto quando i disturbi sono complessi o radicati. Anche se alcune terapie possono essere relativamente rapide rispetto ad altre, è importante sottolineare che il cambiamento profondo e sostenibile non avviene mai in tempi brevi. Il percorso terapeutico, infatti, è un lavoro che richiede tempo, impegno e collaborazione attiva tra la persona interessata e la persona che svolge la terapia. Ad esempio, la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è spesso vista come un trattamento relativamente breve e focalizzato sugli obiettivi, che può portare a cambiamenti concreti in pochi mesi. Tuttavia, anche in CBT, il successo dipende dall’impegno nel lavorare attivamente sui propri pensieri e comportamenti. D’altra parte, approcci terapeutici più complessi o che lavorano su questioni più profonde, come la Schema Therapy o la Terapia Metacognitiva Interpersonale, richiedono generalmente un periodo più lungo per affrontare schemi di pensiero radicati e difficoltà relazionali. In sintesi, mentre esistono approcci che possono offrire risultati in tempi più brevi, il cambiamento profondo richiede sempre tempo e una partecipazione consapevole da parte della persona interessata, oltre alla guida esperta di chi svolge la terapia. Il processo sarà tanto più efficace quanto più si è disposti a impegnarsi e a lavorare sulle questioni che emergono nel percorso.
Privacy, segreto professionale e diritti
Lo/la psicologo/a è tenuto/a al segreto professionale?
Sì, lo/la psicologo/a è tenuto/a al segreto professionale. Questo significa che tutte le informazioni che vengono condivise durante le sedute di psicoterapia, sono confidenziali e non possono essere divulgate a terzi senza il consenso esplicito della persona interessata, salvo nei casi previsti dalla legge. Ad esempio, se ci sono situazioni di pericolo imminente per la vita di chi è coinvolto o di altre persone, lo/la psicologo/a può essere obbligato/a a intervenire o a segnalare la situazione alle autorità competenti. Il segreto professionale rappresenta un elemento fondamentale nella relazione terapeutica, in quanto garantisce un contesto sicuro e di fiducia, all’interno del quale è possibile esplorare liberamente i propri pensieri, emozioni e difficoltà senza timore di giudizi o di divulgazione non autorizzata.
Cos’è il segreto professionale e cosa comporta?
Il segreto professionale è l’obbligo per uno/a psicologo/a (e più in generale per tutte le figure professionali sanitarie) di mantenere riservate tutte le informazioni personali e confidenziali che vengono condivise durante il trattamento. Questo principio è sancito dal codice deontologico degli/delle psicologi/ghe e dalla legge italiana, ed è fondamentale per creare un ambiente sicuro in cui esprimere liberamente i propri pensieri e sentimenti senza timore che questi vengano divulgati. Il segreto professionale implica che lo/la psicologo/a non possa condividere le informazioni emerse in terapia con nessuno/a, nemmeno con i/le familiari o altre figure professionali, se non con il consenso esplicito della persona interessata. Tuttavia, esistono alcune eccezioni, in cui il segreto professionale può essere sollevato, come ad esempio:
- Rischio imminente per la vita di chi è coinvolto o di altre persone: Se lo/la psicologo/a ritiene che la persona interessata possa essere in pericolo di vita o che possa causare danni a sé stesso/a o ad altri/e, può essere obbligato/a a rivelare informazioni a una figura competente (es. autorità sanitarie o forze dell’ordine) per prevenire danni gravi.
- Normative legali specifiche: In casi particolari previsti dalla legge, come in caso di procedimenti legali, lo/la psicologo/a può essere obbligato/a a fornire informazioni (ad esempio, in tribunale su richiesta di un giudice/giudicessa).
- Diritto alla difesa: Se la persona interessata stessa solleva delle questioni legali o contesta un aspetto della terapia, lo/la psicologo/a potrebbe essere autorizzato/a a parlare a proprio favore in tribunale, sempre entro i limiti della legge.
In generale, il segreto professionale è un pilastro fondamentale per la fiducia che si instaura tra chi svolge la terapia e la persona interessata, permettendo a quest’ultima di affrontare temi delicati e profondi senza il timore che ciò venga divulgato all’esterno senza il suo consenso.
Lo/la psicoterapeuta può parlare con familiari o datori di lavoro senza il mio consenso?
Lo/la psicoterapeuta non può parlare con familiari, datori di lavoro o terzi senza il tuo esplicito consenso, a meno che non ci siano situazioni eccezionali che giustifichino la comunicazione, come nel caso di:
- Pericolo imminente: Se la persona che svolge la terapia ritiene che tu possa essere in pericolo di vita o che tu possa causare danni a te stesso/a o ad altri/e, potrebbe essere obbligato/a a intervenire e a comunicare con familiari o autorità competenti per garantire la tua sicurezza e quella degli/delle altri/e.
- Richiesta legale o giudiziaria: In situazioni legali, ad esempio se la persona che svolge la terapia è chiamata/o a testimoniare in un procedimento giudiziario o se è obbligato/a a fornire informazioni in base a un’ordinanza del tribunale, potrebbe dover condividere informazioni, ma solo nel rispetto delle leggi e dei limiti del segreto professionale.
In ogni altro caso, lo/la psicoterapeuta è tenuto/a al segreto professionale e non può divulgare alcuna informazione senza il tuo consenso. Se lo desideri, puoi scegliere di autorizzare chi svolge la terapia a parlare con specifiche persone, come i/le familiari o il datore di lavoro, per discutere aspetti della tua terapia che ritieni utili, ma questo deve avvenire sempre con il tuo pieno consenso.
Se allo/alla psicologo/a viene chiesto di riferire informazioni su un suo/una sua assistito/a. Può opporsi?
Sì, lo/la psicologo/a può opporsi. Come figura professionale, lo/la psicologo/a è tenuto/a al segreto professionale, che implica che non può divulgare informazioni riguardanti un/una assistito/a senza il suo consenso, salvo in casi specifici previsti dalla legge. Questi casi includono:
- Pericolo imminente: Se l’/la assistito/a rappresenta un pericolo per sé stesso/a o per gli/le altri/e, lo/la psicologo/a può essere obbligato/a a condividere informazioni per prevenire danni o pericoli.
- Obbligo legale: Se viene richiesto di fornire informazioni in ambito legale (ad esempio, tramite un’ordinanza del tribunale), lo/la psicologo/a deve rispettare tale richiesta, ma solo nella misura in cui è obbligato/a dalla legge.
In ogni altro caso, lo/la psicologo/a non può rivelare informazioni senza il consenso esplicito dell’/della assistito/a, e quindi può opporsi a richieste di divulgazione non giustificate.
Se sono minorenne, i miei genitori vengono informati sui contenuti delle sedute?
Se sei una persona in età evolutiva, i tuoi genitori o tutori legali hanno il diritto di essere informati su alcuni aspetti del percorso terapeutico, ma ciò avviene sempre nel rispetto della tua privacy e del segreto professionale. In generale, si possono condividere con i genitori informazioni riguardanti il progresso complessivo della terapia ed eventuali preoccupazioni significative relative al tuo benessere, sempre cercando di bilanciare il loro diritto di essere informati, con la necessità di proteggere la tua riservatezza. Tuttavia, la persona che svolge la psicoterapia non può rivelare dettagli specifici delle sedute senza il tuo consenso, tranne nei casi in cui ci sia un rischio di danno imminente per te o per gli/le altri/e. Questo garantisce che tu possa sentirti sicuro/a e libero/a di esprimerti durante le sedute, pur tenendo i tuoi genitori al corrente della situazione in modo adeguato e senza violare la tua fiducia.
Posso farmi nominare come referente nella terapia di un familiare?
Sì, è possibile essere nominati/e come referente nella terapia di un familiare, ma questo dipende dalla situazione e dal consenso della persona coinvolta. Qualora vi sia accordo, il/la terapeuta può informarti e coinvolgerti nel percorso, ma sempre nel rispetto del segreto professionale e della privacy della persona interessata. Nel caso di un familiare, è importante che chi svolge la psicoterapia ottenga il consenso esplicito della persona interessata per condividere informazioni con il/la referente. Inoltre, nel caso in cui si tratti di una persona minorenne, i genitori o i tutori legali potrebbero essere coinvolti/e, ma sempre tenendo conto delle esigenze e del benessere della persona in età evolutiva. Il ruolo del/della referente può variare: può costituire un supporto durante il percorso terapeutico o ricevere informazioni sul progresso della terapia, ma sempre con il consenso della persona interessata.
Famiglia e sostegno ai propri cari
Sono preoccupato/a per un mio/a parente, come faccio ad aiutarlo/a?
Se sei preoccupato/a per un/a parente e desideri aiutarlo/a, ecco alcuni passi che puoi considerare:
- Ascolta con empatia: Prima di tutto, cerca di ascoltare senza giudicare. A volte, la cosa più importante che puoi fare è semplicemente essere presente e ascoltare ciò che il tuo/la tua parente ha da dire. Mostrargli/le che sei disponibile e comprensivo/a può fare una grande differenza.
- Condividi le tue preoccupazioni: Se ti sembra che il tuo/la tua parente stia attraversando un momento difficile, prova a condividere le tue preoccupazioni in modo delicato. Cerca di esprimerti senza accusare o minimizzare i suoi sentimenti, ma facendo capire che ti importa della sua salute mentale e che sei pronto/a a sostenerlo/a.
- Proponi di cercare aiuto professionale: Se la situazione lo richiede, suggerisci di rivolgersi a una figura professionale, come uno/a psicologo/a o uno/a psicoterapeuta. Spiega che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma una mossa coraggiosa e sana per affrontare le difficoltà. Se necessario, puoi aiutarlo/a a cercare una figura professionale adatta.
- Rispettalo/a nei suoi tempi: È importante rispettare i tempi del tuo/della tua parente. Se non è ancora pronto/a per affrontare il problema o cercare aiuto, non forzarlo/a. A volte, la decisione di iniziare un percorso di terapia richiede tempo e una riflessione personale.
- Sostegno pratico: Se il tuo/la tua parente decide di intraprendere un percorso terapeutico, offrigli/le sostegno pratico, come accompagnarlo/a a una visita o aiutarlo/a a organizzare gli appuntamenti.
- Prenditi cura di te stesso/a: Aiutare un/a parente in difficoltà può essere emotivamente impegnativo. Assicurati di prenderti cura di te stesso/a, sia emotivamente che fisicamente. Parla con qualcuno/a di fiducia se ne senti il bisogno e non esitare a cercare supporto anche per te, se necessario.
Ricorda che l’aiuto professionale è fondamentale, ma il tuo supporto emotivo e il tuo interesse genuino possono essere molto significativi per il tuo/la tua parente.
Posso inviare un mio/a familiare in terapia?
Sì, puoi suggerire a un tuo/a familiare di iniziare una terapia, ma è importante che la decisione di intraprendere il percorso terapeutico sia presa dal/dalla familiare stesso/a. La motivazione personale è fondamentale per il successo della terapia. Se un/una parente non è convinto/a o non è pronto/a, potrebbe non trarne i benefici che ci si aspetta. Tuttavia, offrire supporto, ascolto e accompagnamento durante il processo di riflessione può essere utile. Potresti spiegare in modo delicato quanto la terapia possa aiutarlo/a a gestire meglio le difficoltà o migliorare la sua qualità di vita, senza forzarlo/a. L’importante è che la decisione arrivi dal/dalla parente, poiché la motivazione intrinseca è spesso un fattore determinante nel percorso terapeutico.
Se porto mio/a figlio/a, devo venire anche io?
In genere, se porti una persona in età evolutiva da una persona che svolge la psicoterapia, non è necessario che tu partecipi a tutte le sedute. Tuttavia, può essere utile avere incontri periodici con chi svolge la psicoterapia per discutere dei progressi, specialmente se la persona che svolge la terapia ritiene che il coinvolgimento dei genitori possa supportare il percorso terapeutico. Questo dipende anche dall’età e dalla natura dei problemi della persona in età evolutiva. Se chi partecipa al percorso terapeutico è molto giovane, il/la professionista potrebbe voler incontrare anche i genitori per capire meglio il contesto familiare, le dinamiche e raccogliere informazioni utili. In ogni caso, la comunicazione tra te e chi svolge la psicoterapia sarà sempre gestita nel rispetto della privacy e del benessere della persona in età evolutiva. È comunque fondamentale concordare insieme le modalità più adeguate per offrire un supporto efficace durante il percorso.
Che ruolo possono avere amici/che, famiglia o operatori/operatrici sanitari/e quando sostengono qualcuno/a con una malattia mentale?
Amici e amiche, famiglia e operatori/operatrici sanitari/e possono svolgere ruoli fondamentali nel supporto a chi vive una condizione di malattia mentale, ma il loro coinvolgimento dipende dalla situazione specifica e dal tipo di disturbo.
- Famiglia: La famiglia può essere una risorsa vitale per il supporto emotivo e pratico. I membri della famiglia che comprendono la malattia mentale e sono ben informati su come comportarsi possono fornire un sostegno costante e incoraggiante. Possono anche aiutare a monitorare i progressi, facilitare l’adesione alla terapia e intervenire in caso di crisi. Tuttavia, è fondamentale che i/le familiari non assumano un ruolo di “cura” che spetta alle figure professionali, ma piuttosto quello di supporto.
- Amici/che: Gli/le amici/che possono offrire un sostegno emotivo e una rete di supporto sociale che aiuta a ridurre l’isolamento e lo stress. La loro comprensione, il loro ascolto e conforto, possono essere un antidoto contro la solitudine e lo stigma. Tuttavia, gli/le amici/che non possono sostituire il trattamento professionale e dovrebbero evitare di “diagnosticare” o “curare” il disturbo mentale.
- Operatori/operatrici sanitari/e: Le figure professionali in ambito sanitario, come chi svolge psicoterapia, psichiatria e medicina, sono essenziali per la gestione e il trattamento delle malattie mentali. Possono diagnosticare, trattare e monitorare il progresso del trattamento, utilizzando una combinazione di psicoterapia, farmaci o altri interventi terapeutici. Gli/le operatori/operatrici sanitari/e forniscono anche supporto per la gestione di crisi, aiutano la persona a sviluppare abilità di coping e offrono orientamenti su come affrontare le difficoltà quotidiane.
In generale, una rete di supporto che include famiglia, amici/che e operatori/operatrici sanitari/e può essere molto utile, ma è importante che ogni ruolo sia ben definito e che le persone coinvolte lavorino insieme per garantire il benessere di chi vive una malattia mentale. Inoltre, è essenziale che il trattamento sia personalizzato e si svolga con continuità per mantenere il controllo sulla propria salute mentale.
Come posso offrire il mio aiuto a chi sta male?
Offrire aiuto a chi sta male, soprattutto in caso di difficoltà emotive o psicologiche, richiede empatia e rispetto. Ecco alcuni consigli per farlo in modo efficace:
- Ascoltare senza giudicare: A volte la cosa più utile è semplicemente ascoltare senza cercare di risolvere tutto subito.
- Mostrarsi presenti: Fai sapere che sei disponibile, anche senza parole, la tua presenza conta.
- Non minimizzare il problema: Evita frasi che sminuiscono il dolore come “vedrai che passerà”. Riconosci e rispetta i suoi sentimenti.
- Rispetto dei confini: Ogni persona ha i suoi tempi. Se non vuole parlare, non insistere, ma fai sapere che sei pronto/a quando lo sarà.
- Incoraggiare l’aiuto professionale: Se sta affrontando difficoltà persistenti, suggerire di parlare con uno/a psicologo/a o una persona che svolge la terapia può essere un passo utile.
- Supporto pratico: Aiutare nelle faccende quotidiane può essere di grande aiuto quando qualcuno/a è sopraffatto/a emotivamente.
- Essere paziente e non giudicante: Mostra comprensione senza criticare i suoi sentimenti o comportamenti.
- Non prendere tutto su di te: Ricorda che non sei responsabile del benessere dell’altra persona e stabilisci dei limiti emotivi.
- Curare anche te stesso/a: Prenditi cura del tuo benessere per poter essere di supporto senza sovraccaricarti.
Cosa fare se la persona che aiuto inizia a pesare troppo sulle mie spalle?
È importante riconoscere i tuoi limiti e prendere misure per proteggere il tuo benessere emotivo. Ecco alcune cose che puoi fare:
- Riconoscere i tuoi limiti: Capire che non puoi essere il/la salvatore/salvatrice per tutti/e e che hai bisogno di prenderti cura di te stesso/a. Ogni persona ha i propri limiti emotivi e fisici.
- Stabilire dei confini: Essere chiaro/a su quanto puoi dare e in che modo. Se senti che la situazione ti sta sopraffacendo, comunica con gentilezza ma fermezza che hai bisogno di spazio o di tempo per te stesso/a.
- Non sentirti in colpa: Aiutare gli/le altri/e non deve significare sacrificare sé stessi/e. Non c’è nulla di sbagliato nel riconoscere che hai bisogno di proteggere il tuo benessere emotivo.
- Coinvolgere una figura professionale: Se la persona che stai aiutando sta affrontando difficoltà serie, incoraggiala a cercare supporto professionale. Uno/a psicologo/a o uno/a psichiatra può essere molto più preparato/a per gestire i problemi che potresti non essere in grado di affrontare.
Dubbi e richieste pratiche
Come faccio a iniziare un percorso?
Per iniziare un percorso, la cosa migliore è chiamarci. Attraverso un primo momento di confronto, ascolteremo le tue necessità e ti aiuteremo a trovare la persona più giusta che possa supportarti nel tuo cammino di crescita e benessere. Siamo qui per guidarti e offrirti il percorso terapeutico più adatto alle tue esigenze.
Vorrei prendere un appuntamento ma ho ancora qualche dubbio. Cosa posso fare?
Se hai ancora qualche dubbio, chiamaci! Sarà un piacere parlare insieme, rispondere alle tue domande e aiutarti a capire meglio come funziona il percorso terapeutico. Siamo qui per darti tutte le informazioni di cui hai bisogno e per supportarti nel prendere la decisione migliore per te.
Cosa succede se devo cancellare una seduta?
Non c’è assolutamente nessun problema se hai bisogno di cancellare o spostare una seduta. Tuttavia, per motivi organizzativi, chiediamo di darci un preavviso di almeno 24 ore. In caso contrario, potrebbe essere applicata una tariffa per la seduta non annullata, poiché ci risulta difficile riorganizzare l’orario a breve termine. Questa politica ci permette di rispettare il tempo di tutte le persone interessate e garantire che la disponibilità venga utilizzata al meglio. Naturalmente, cerchiamo sempre di essere flessibili e comprensivi/e in situazioni impreviste.
Chi può accedere alla consulenza psicologica?
Chiunque può accedere alla consulenza psicologica, indipendentemente dall’età, dal background o dalla natura del problema. La consulenza è aperta a chiunque abbia bisogno di supporto psicologico, sia per affrontare difficoltà emotive, stress, relazioni, che per altri temi legati al benessere mentale. Non è necessario avere una diagnosi per iniziare un percorso psicologico, e la figura professionale può aiutare a esplorare le preoccupazioni in modo sicuro e senza giudizio.
Quando rivolgersi allo/alla psicologo/a e quando allo/alla psichiatra?
Rivolgersi allo/alla psicologo/a è indicato quando si desidera esplorare e comprendere meglio i propri pensieri, emozioni e comportamenti, affrontare difficoltà psicologiche come stress, ansia, depressione, conflitti relazionali, o per un supporto nelle fasi di cambiamento della vita. Lo/la psicologo/a può aiutare con consulenze psicologiche, terapie di supporto, tecniche per migliorare il benessere e l’autoconsapevolezza. Lo/la psichiatra, invece, è un/a medico/a specializzato/a nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi psicologici, soprattutto quando è necessario un intervento farmacologico. È indicato quando si affrontano disturbi più gravi come depressione severa, disturbi bipolari, schizofrenia, o altri disturbi psichiatrici che richiedono un trattamento farmacologico. In alcuni casi, psicoterapia e farmaci possono essere combinati per ottenere i migliori risultati. Se non si è sicuri/e, è possibile iniziare con uno/a psicologo/a che può suggerire una visita psichiatrica se necessario.
Qual è la differenza tra un gruppo di sostegno e un gruppo di psicoterapia?
La principale differenza tra un gruppo di sostegno e un gruppo di psicoterapia risiede nell’approccio e nell’obiettivo del trattamento.
- Gruppo di sostegno: Questi gruppi sono più informali e si concentrano sul supporto emotivo tra i/le partecipanti, che possono condividere esperienze simili in un ambiente di empatia reciproca. Non vengono applicate tecniche psicologiche specifiche o interventi terapeutici strutturati. L’obiettivo principale è offrire ascolto, condivisione e solidarietà, ma non necessariamente un cambiamento profondo o la risoluzione di disturbi psicologici.
- Gruppo di psicoterapia: In un gruppo di psicoterapia, i/le partecipanti lavorano attivamente con una persona che svolge la terapia, che applica tecniche specifiche e strutturate per trattare problemi psicologici come ansia, depressione, disturbi di personalità o difficoltà relazionali. La persona che svolge la terapia guida il gruppo utilizzando interventi basati su approcci scientifici (come la terapia cognitivo-comportamentale o altre tecniche) per favorire il cambiamento emotivo e comportamentale nei/nelle partecipanti.
In sintesi, mentre il gruppo di sostegno si concentra sull’ascolto e il supporto, il gruppo di psicoterapia implica un lavoro più profondo e strutturato con l’applicazione di tecniche terapeutiche per risolvere problematiche psicologiche.
Lo/la psicologo/a cura “i matti”?
No, lo/la psicologo/a non cura “i matti”. Il termine “matto” è un concetto stigmatizzante e impreciso, che non rappresenta adeguatamente la complessità delle difficoltà psicologiche o emotive. Lo/la psicologo/a è una figura professionale che si occupa di ascolto, consulenza e supporto per una vasta gamma di persone che affrontano vari tipi di difficoltà emotive, comportamentali o relazionali. Coloro che si rivolgono a uno/a psicologo/a possono avere problemi come ansia, stress, difficoltà relazionali, problemi di autostima, difficoltà nell’affrontare eventi traumatici, traumi, depressione o altri disturbi psicologici. Il/la terapeuta aiuta le persone a comprendere e affrontare queste difficoltà, migliorando il loro benessere psicologico. È importante ricordare che chiedere aiuto psicologico non significa essere “matti”, ma è un passo verso il miglioramento del proprio benessere mentale e la gestione delle difficoltà quotidiane.
Motivazioni e aspettative
Come faccio a sapere se sto migliorando?
Per capire se stai migliorando, puoi osservare alcuni cambiamenti nel tuo modo di pensare, sentire e comportarti. Ecco alcuni segnali comuni che indicano che stai facendo progressi:
- Emozioni più equilibrate: Inizi a sentirti più sereno/a e meno sopraffatto/a dalle emozioni negative come ansia o tristezza.
- Affronti le difficoltà con maggiore facilità: Le situazioni stressanti o difficili che una volta ti sembravano insormontabili ora riesci ad affrontarle in modo più efficace.
- Maggiore consapevolezza: Sei più consapevole dei tuoi pensieri e delle tue emozioni, riuscendo a riconoscere e gestire meglio i tuoi stati d’animo.
- Modifiche nei comportamenti: Cominci ad adottare abitudini più sane, come un miglioramento nelle tue relazioni, nella gestione del tempo o nel prenderti cura di te stesso/a.
- Autonomia: Sei in grado di applicare le strategie apprese durante la psicoterapia nella tua vita quotidiana, senza bisogno di un costante supporto.
Il processo di cambiamento può essere lento, ma la cosa importante è riconoscere i piccoli passi in avanti. Se hai dubbi, ne puoi sempre parlare con la persona che svolge la terapia per avere un riscontro più concreto sul tuo progresso.
Cosa succederà durante il percorso?
Durante il percorso di psicoterapia, il processo si svolgerà in diverse fasi, a seconda delle tue necessità e degli obiettivi che stabilirete insieme con la persona che svolge la terapia. Ecco una panoramica di cosa può accadere:
- Fase iniziale – Valutazione: Durante le prime sedute, chi svolge la terapia ti ascolterà attentamente per capire la tua situazione, le difficoltà che stai affrontando e i tuoi obiettivi. Questo aiuterà a definire insieme il percorso terapeutico e a stabilire se la psicoterapia è la strada giusta per te.
- Fase intermedia – Lavoro terapeutico: In questa fase, lavorerai sui temi principali che hai deciso di affrontare. Potresti esplorare i tuoi pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni. A seconda dell’approccio utilizzato (come la CBT, l’ACT, o altre tecniche), la persona che svolge la terapia ti guiderà nell’apprendimento di strumenti pratici per gestire i tuoi problemi. Potrebbero esserci esercizi da fare tra una seduta e l’altra per applicare quanto appreso nella vita quotidiana.
- Fase finale – Consolidamento e gestione del cambiamento: Una volta raggiunti gli obiettivi stabiliti, il lavoro si concentrerà sul consolidamento dei progressi ottenuti e sull’acquisizione di strategie che ti aiuteranno a gestire autonomamente le difficoltà future, sviluppando abilità di coping che potrai usare in modo indipendente. Il percorso non si concluderà immediatamente, ma si garantirà che tu abbia gli strumenti per proseguire con maggiore autonomia.
- Conclusione: Una volta che hai raggiunto gli obiettivi e il cambiamento è consolidato, si valuterà insieme se il percorso può concludersi. A volte, potrebbe essere utile un follow-up per monitorare i progressi nel tempo.
In generale, ogni percorso è unico, e l’esperienza cambierà in base ai tuoi bisogni e al metodo terapeutico scelto. Il cambiamento richiede tempo, pazienza e impegno, ma potrai essere guidato/a passo dopo passo verso il miglioramento.
Quando saprò che la terapia sta funzionando?
Saprai che la terapia sta funzionando quando inizierai a notare cambiamenti concreti nel modo in cui affronti le difficoltà quotidiane, nelle tue emozioni e nei tuoi comportamenti. Alcuni segnali che indicano che la terapia sta facendo progressi includono:
- Maggiore consapevolezza di sé: Ti accorgerai di essere più consapevole dei tuoi pensieri, emozioni e comportamenti. Questo ti permetterà di gestirli meglio e di fare scelte più consapevoli nelle situazioni difficili.
- Miglioramento delle emozioni: Se prima ti sentivi sopraffatto/a da emozioni come la tristezza, la rabbia o l’ansia, potresti iniziare a sentirti più in controllo e meno sopraffatto/a da esse. Le emozioni difficili potrebbero diventare meno intense o più gestibili.
- Comportamenti più funzionali: Potresti iniziare a notare che i tuoi comportamenti stanno cambiando in modo positivo. Ad esempio, se prima evitavi certe situazioni o avevi comportamenti autodistruttivi, potresti diventare più attivo/a e affrontare le difficoltà con maggiore coraggio e resilienza.
- Miglioramento nelle relazioni: Se avevi difficoltà nelle relazioni interpersonali, potresti cominciare a notare un miglioramento nella comunicazione con gli/le altri/e, una maggiore empatia o la capacità di gestire meglio i conflitti.
- Maggiore autonomia: Uno degli obiettivi della psicoterapia è aiutarti a diventare più autonomo/a nella gestione delle difficoltà. Se inizi a sentirti più in grado/a di affrontare situazioni stressanti o problematiche senza dipendere tanto dalla persona che svolge la terapia, questo è un segno positivo.
- Riduzione dei sintomi: Se stai affrontando un disturbo specifico, come ansia, depressione o stress, potresti notare che i sintomi si riducono nel tempo e che il tuo benessere generale migliora.
Il processo di cambiamento è graduale e, a volte, può sembrare che ci voglia del tempo prima di notare miglioramenti significativi. È importante mantenere una comunicazione aperta durante il percorso per valutare insieme i progressi e aggiustare l’approccio se necessario. La collaborazione tra te e la persona che svolge la terapia è fondamentale per il successo del lavoro terapeutico.