Ortoressia
Per ortoressia si intende una preoccupazione eccessiva per il “mangiare sano”, con regole alimentari sempre più rigide (cibi “puri/giusti”, ingredienti “senza…”), colpa o ansia quando “si sgarra” ed evitamento di situazioni in cui non si controlla il menù. Col tempo possono comparire carenze nutrizionali e isolamento.
Nota clinica: l’ortoressia non è una diagnosi a sé stante nel DSM-5. Quando causa sofferenza o limitazioni può rientrare tra i Disturbi della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione. Non va confusa con l’ARFID, dove l’evitamento non è legato a peso/forma o “purezza”, ma a scarso interesse per il cibo, sensibilità sensoriali o timore di conseguenze (es. soffocare).
Come si cura l’ortoressia
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) aiuta a recuperare flessibilità: rivedere le regole rigide, ridurre i rituali di controllo, reintrodurre gradualmente i “cibi vietati”, gestire ansia e colpa e costruire un rapporto più sereno con il corpo.
Il supporto di un dietista è utile per ristabilire l’equilibrio nutrizionale in sicurezza.
Vigoressia
La vigoressia indica una forte preoccupazione di non essere abbastanza muscolosi/definiti, anche quando agli altri si appare in forma. Spinge verso allenamenti e diete rigide, controlli allo specchio, confronti continui e, talvolta, uso di integratori/sostanze rischiose, con impatto su umore e relazioni.
Nota clinica: nella classificazione DSM-5 la vigoressia rientra nel Disturbo Dismorfico Corporeo (BDD) con dismorfia muscolare (area “DOC e correlati”), non tra i disturbi alimentari. Può però co-presentarsi con difficoltà alimentari.
Come si cura la vigoressia
La TCC per il BDD lavora su controlli e rassicurazioni, convinzioni distorte (“non sono mai abbastanza”), esposizioni graduali alle situazioni evitate senza rituali e su una routine di allenamento più equilibrata. Se c’è uso di sostanze, è indicato il coordinamento medico.