Cosa si intende per disagio adolescenziale?
Il disagio adolescenziale è l’insieme di pensieri, emozioni e comportamenti negativi e disturbanti che segnalano un malessere più profondo, spesso difficile da esprimere o da riconoscere. Può manifestarsi in modo silenzioso e interiore, oppure in modo visibile e dirompente. Non sempre si tratta di qualcosa di grave, ma è importante prestare attenzione ai segnali che indicano una sofferenza che non riesce a trovare parole.
Come può manifestarsi questo disagio?
Non esiste un’unica forma. Alcune persone interiorizzano il malessere, sviluppando sintomi come tristezza profonda, ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari, ritiro sociale o dipendenza da internet. Altre invece possono esprimerlo in modo esternalizzato, con comportamenti autolesivi, atteggiamenti aggressivi, abuso di sostanze, difficoltà scolastiche o rifiuto delle regole.
Entrambe le modalità vanno considerate segnali importanti e meritano ascolto e attenzione.
Ci sono eventi o situazioni che possono far emergere il disagio in questa fase della vita?
Spesso il disagio è una risposta a situazioni difficili che l’adolescente può trovarsi a vivere. Alcuni esempi sono:
- la difficoltà a stare al passo con i ritmi scolastici o con le aspettative altrui;
- la fatica nel fare amicizie, o l’esperienza della solitudine;
- il bullismo, sia nella sua forma tradizionale che nel cyberbullismo;
- i cambiamenti nel corpo, vissuti con disagio o confusione;
- i conflitti familiari, la separazione dei genitori, una malattia in casa o un lutto;
- un trasloco o il passaggio in una nuova scuola;
- la pressione economica vissuta in famiglia o la percezione di non essere “abbastanza”.
Queste esperienze possono mettere in crisi, generare smarrimento o una profonda insicurezza. Quando diventano troppo difficili da gestire da soli, è fondamentale cercare supporto.
È normale che un genitore si senta impotente?
Sì, molto spesso le famiglie vivono questa fase con preoccupazione e un senso di inadeguatezza. I cambiamenti dell’adolescente possono essere improvvisi, contraddittori e difficili da comprendere.
Sentirsi senza strumenti non significa essere un cattivo genitore, ma può essere un segnale che c’è bisogno di tecniche nuove per affrontare la situazione. In questi casi, un confronto con una figura professionale può fare la differenza.
Cosa posso fare se penso che io, o una persona a me vicina, stia attraversando un momento difficile?
La cosa più importante è non ignorare i segnali e non aspettare che il problema si risolva da solo. Parlarne, anche solo per esplorare un dubbio, può prevenire la cronicizzazione del disagio e aiutare a costruire risorse più sane per affrontare la vita adulta.
Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui dare un nome a ciò che si sente, imparare a conoscersi e a gestire meglio le proprie emozioni.