Hai mai avuto brividi ascoltando un brano musicale particolarmente commovente? Ciò è dovuto a un “network di salienza” del cervello del cervello. Sorprendentemente, questa regione rimane anche un’isola di ricordi che è risparmiata dalle devastazioni della malattia di Alzheimer. I ricercatori della University of Utah Health stanno cercando di sviluppare trattamenti basati sulla musica per aiutare ad alleviare l’ansia nei pazienti con demenza, sfruttando questa zona del cervello.

Le persone affette da demenza si trovano infatti di fronte a un mondo che non le è familiare, il che provoca disorientamento e ansia, per cui la musica attingerà a questo network che è ancora relativamente funzionante.
In un lavoro precedente si è osservato l’effetto di un programma musicale sull’umore in pazienti affetti da demenza. Questo studio ha cercato di esaminare un meccanismo che attiva la rete attenzionale nella regione di salienza del cervello. I risultati offrono un nuovo modo di affrontare l’ansia, la depressione e l’agitazione nei pazienti con demenza. L’attivazione delle regioni del cervello vicine può anche offrire un’opportunità per ritardare il continuo declino causato dalla malattia.
Per tre settimane, i ricercatori hanno aiutato i partecipanti a selezionare canzoni significative e addestrato il paziente e il caregiver ad utilizzare un lettore multimediale portatile con la raccolta di musica auto-selezionata. “Quando si mettono le cuffie su pazienti affetti da demenza e si suona musica familiare, si animano”, ha detto Jace King, autrice dello studio, “la musica è come un’ancora: radica il paziente nella realtà.”
Usando una risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno confrontato le immagini scansionate del cervello dei pazienti mentre ascoltavano la musica selezionata, mentre ascoltavano la stessa musica riprodotta al contrario e durante un periodo di silenzio.

I ricercatori hanno scoperto che la musica attiva il cervello, provocando la comunicazione di intere regioni. Ascoltando la colonna sonora personale, la rete visiva, la rete di salienza, la rete esecutiva e le coppie di reti cerebellari e cortico-cerebellari hanno mostrato una connettività funzionale significativamente più elevata. “La musica è una strada alternativa per comunicare con pazienti affetti da malattia di Alzheimer”, ha detto Norman Foster, MD, Direttore del Centro per l’Alzheimer, “i percorsi linguistici e di memoria visiva sono danneggiati precocemente con il progredire della malattia, ma programmi musicali personalizzati possono attivare il cervello, specialmente per i pazienti che perdono il contatto con l’ambiente”.

Sebbene i risultati siano incoraggianti, dovrebbero essere replicati su un campione di soggetti più ampio. Inoltre lo studio ha incluso solo una singola sessione di imaging per ciascun paziente: non è chiaro quindi se gli effetti identificati in questo studio persistano oltre un breve periodo di stimolazione o se altre aree della memoria o dell’umore siano migliorate da cambiamenti nell’attivazione neurale e nella connettività a lungo termine.
Tuttavia, sostengono gli autori: “la musica non sarà una cura per il morbo di Alzheimer, ma potrebbe rendere i sintomi più gestibili, diminuire il costo delle cure e migliorare la qualità della vita di un paziente.”
Articolo a cura della Dott.ssa Roberta Menotti

Articolo tratto da http://neurosciencenews.com/music-alzheimers-8895/