I Disturbi Alimentari

COSA SONO?

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono disordini seri e, a volte, persino pericolosi per la vita stessa dell’individuo. Sono patologie caratterizzate da un’alterazione del rapporto con il cibo e con il corpo. Questi disturbi hanno raggiunto, negli ultimi anni, dimensioni preoccupanti, con notevoli ripercussioni sulla vita sociale e sull’attività lavorativa di coloro che ne sono affetti. In Italia ne soffrono 2,5 milioni di persone, soprattutto tra i 13 ed i 26 anni. Molte sono le cause che possono concorrere nello sviluppo di anoressia e bulimia per esempio fattori sociali, individuali, ambientali, genetici e psicologici. Sono comuni nelle ragazze, nelle donne giovani, e in generale nelle donne dei paesi occidentali, anche se ultimamente si sono riscontrati disturbi alimentari anche nei maschi.

I principali disturbi alimentari riconosciuti oggi sono:

 

  • L’Anoressia Nervosa
  • La Bulimia Nervosa
  • Il Binge Eating Disorder, o altrimenti detto Disturbo da Alimentazione Incontrollata (disturbo caratterizzato da frequenti abbuffate, che però non sfociano in un disturbo bulimico).
  • Il Disturbo Alimentare non altrimenti specificato (che consiste in una categoria mista, in cui sono presenti sintomi da disturbo alimentare, ma non soddisfano i criteri per le altre diagnosi.)

 

Tra questi, il disturbo alimentare più diffuso è quello non altrimenti specificato.

Nell’anoressia nervosa, il peso corporeo è deliberatamente tenuto al di sotto della norma. Le pazienti affette da anoressia nervosa temono l’aumento del peso e il “sentirsi grasse, gonfie”; alcune di loro soffrono anche di binge eating.

Nella bulimia nervosa, invece, frequenti abbuffate sono seguite da condotte compensatorie che hanno lo scopo di “riparare” il danno dell’abbuffata (ad esempio il vomito autoindotto, oppure esercizio fisico eccessivo). L’autostima di queste persone di solito è molto influenzata dalla forma del corpo e dal peso.

Il Binge Eating è caratterizzato da abbuffate frequenti, ma senza condotte compensatorie (ad esempio: vomito o esercizio fisico eccessivo); inoltre, non sono necessariamente presenti preoccupazioni riguardanti la forma del corpo o il peso.

Le persone con disturbo alimentare non altrimenti specificato (NAS), invece, includono coloro che hanno alcuni degli elementi chiave dell’anoressia o della bulimia, ma non soddisfano a pieno i criteri per tali diagnosi.

 

Vediamo ora questi disturbi nel dettaglio:

 

ANORESSIA NERVOSA

Le persone con Anoressia Nervosa presentano un atteggiamento di rifiuto verso il cibo. Ciò non comporta una mancanza d’appetito, ma è più legato al timore di ingrassare e alla necessità di controllare la dieta. La persona che presenta questo disturbo desidera essere sottopeso, e si comporta in modo tale da ottenere un continuo calo di peso, seguendo, ad esempio una dieta ferrea, facendo eccessivo esercizio fisico, o provocandosi il vomito. Chi presenta Anoressia Nervosa, quindi, restringe la quantità di cibo ingerito e, solitamente, mostra comportamenti inusuali nei confronti del cibo e dell’atto del mangiare. Ad esempio, può mangiare solo piccole quantità di cibo per volta, o controllare ripetutamente il contenuto calorico degli alimenti. Inoltre può spendere molto tempo nel controllare la forma del loro corpo e il loro peso.

Può capitare che queste persone siano molto interessate al cibo e alla cucina, e sono solitamente preoccupate dal peso e dalla forma corporea. Spesso hanno un’intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando sono notevolmente sottopeso. Queste persone sono spesso depresse o con un tono dell’umore basso, salvo poi andare in ansia quando si presentano situazioni che riguardano il cibo e il dover mangiare (per esempio, possono passare le giornate a preoccuparsi di quali e quanti alimenti mangiare ai pasti o evitare di mangiare con altre persone). Spesso queste persone presentano anche delle difficoltà nel relazionarsi con gli altri. L’autostima è solitamente bassa, e desiderano raggiungere la perfezione in tutto ciò che fanno. Spesso Anoressia e Bulimia si alternano ciclicamente: la persona anoressica, che non riesce più a controllare la fame, cede all’istinto e si abbuffa, compensando poi con il vomito autoindotto o purganti.

 


 

BULIMIA NERVOSA

Le persone con Bulimia Nervosa presentano episodi frequenti in cui è presente un’ingestione di enormi quantità di cibo in un breve periodo di tempo, con la sensazione di perdere il controllo. Non necessariamente queste persone sono obese, ed anzi, spesso, nonostante le abbuffate, riescono a mantenere un peso corporeo normale. Spesso si vergognano e sono imbarazzate dai loro comportamenti correlati al cibo (non è inusuale, ad esempio, che ricorrano a dei purganti o al vomito dopo essersi abbuffate). Vergognandosi di questi comportamenti, tendono a tenerli nascosti dalle persone che le sono attorno.

E’ frequente anche una tendenza a cercare di controllare e restringere la quantità di cibo ingerita, o a controllare spesso la forma del proprio corpo (ad esempio palpandosi continuamente la pancia) e il peso. Alcune persone con Bulimia Nervosa, invece, preferiscono evitare del tutto il controllo della forma corporea e del peso, magari mettendo abiti larghi. Possono avere un basso tono dell’umore, essere ansiose e preoccupate, con un continuo rimuginio sul proprio aspetto e peso. Come nelle persone con Anoressia Nervosa, anche le persone con Bulimia Nervosa presentano una bassa autostima e possono essere presenti difficoltà nel relazionarsi con gli altri. Può capitare che alcune compiano gesti autolesivi o comportamenti impulsivi.

 


 

DISTURBO ALIMENTARE NON ALTRIMENTI SPECIFICATO (NAS)

La maggior parte delle persone con un disturbo alimentare, però, presenta solo alcune delle caratteristiche sopra elencate, e quindi viene loro diagnosticato un disturbo alimentare non altrimenti specificato. Fanno parte di questo gruppo le persone con Binge Eating Disorder (Disturbo d’Alimentazione Incontrollata).

 


 

BINGE EATING DISORDER (Disturbo da Alimentazione Incontrollata) (BED)

Il Binge Eating Disorder o anche detto Disturbo da Alimentazione Incontrollata, è un disturbo del comportamento alimentare, caratterizzato dal bisogno di assumere una significativa quantità di cibo, nell’arco di un periodo di tempo molto breve, accompagnato da una sensazione di perdita di controllo durante l’atto del mangiare. La persona che soffre di questo disturbo avverte quindi la necessità di introdurre più cibo di quanto riuscirebbero a fare le altre persone poste in simili circostanze e, nel corso dell’abbuffata, ha la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare e/o di non avere il controllo di cosa o quanto stia assumendo.

Le abbuffate sono da considerarsi tali se comprendono almeno tre delle seguenti caratteristiche:

- Mangiare molto più rapidamente del normale;

- Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;

- Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;

- Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;

- Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.

La perdita di controllo dell’atto di mangiare si associa a calo del tono dell’umore (depressione) e ansia, aspetti che possono sia innescare l’episodio di abbuffata, che comparire dopo l’abbuffata stessa.

Solitamente le persone che soffrono di questo disturbo sono sovrappeso o obese, poiché l’introduzione massiccia di cibo non è accompagnata da comportamenti compensatori caratteristici della Bulimia Nervosa (per es. vomito autoindotto, uso di lassativi, esercizio fisico). Inoltre gli episodi di abbuffata solitamente non sono preceduti da severe diete ipocaloriche finalizzate alla perdita del peso.

Anche se nelle persone con Binge Eating Disorder non è presente un’intensa preoccupazione per il peso e la forma del corpo, l’aumento progressivo del peso, che raggiunge a volte i criteri dell’obesità, diviene successivamente motivo di sconforto e tristezza, nonché un aspetto pericoloso per il proprio stato di salute.

 

COSA SI PUO’ FARE?

Gli studi scientifici effettuati nei pazienti con Disturbo Alimentare suggeriscono che l’approccio terapeutico più efficace sia rappresentato dalla Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), o dalla Psicoterapia Sistemico-Familiare, se il paziente è molto giovane.  Queste Psicoterapie hanno lo scopo di affrontare le diverse problematiche presenti nel disturbo.

In particolare, nella Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, si lavora sui “pensieri che non aiutano” relativi al cibo, al peso e alla forma corporea, per poi trattare anche il concetto di sé, l’autostima e le relazioni familiari e interpersonali, dove spesso sono presenti difficoltà. Se presenti, ci si focalizza anche sull’interruzione delle abbuffate, sugli stati emotivi che precedono e seguono le abbuffate e sulle strategie di gestione delle abbuffate stesse e del relativo senso di colpa. L’obiettivo è quello di permettere alla persona di avere veramente il controllo sulla propria alimentazione, in modo che possa vivere più serenamente questo aspetto.

La Psicoterapia Sistemico Familiare, invece, coinvolge sia la persona che presenta un Disturbo Alimentare, sia i suoi familiari, in modo tale da poter individuare quegli schemi relazionali che contribuiscono al mantenimento del Disturbo Alimentare.

Non è raro che una persona con Disturbo Alimentare effettui una Psicoterapia individuale di stampo Cognitivo Comportamentale, associata ad una Psicoterapia Sistemico Familiare che coinvolga anche i suoi familiari.

La presa in carico viene accolta da un'èquipe mutlidisciplinare composta da Psichiatra e  Dietista, per instaurare un regime dietetico corretto, mirato ad ottenere uno stato di salute ottimale. Stato che è spesso compromesso nelle persone con Disturbi Alimentari, sia nel caso che la persona sia sottopeso che sovrappeso.


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